“Zoom fatigue”: come le interazioni virtuali influenzano il nostro cervello



“Siamo impegnati in attività multiple, senza concentrarci completamente su una in particolare”, afferma Franklin. Gli psicologi la chiamano attenzione parziale continua, ed è tipica sia degli ambienti virtuali così come di quelli reali. Pensiamo a quanto sarebbe difficile cucinare e leggere allo stesso tempo. Questo è il tipo di attività multitasking che il cervello prova a eseguire, e in cui spesso fallisce, quando partecipa a una videochiamata di gruppo. 

Questo porta al problema per cui le videochiamate di gruppo si rivelano meno collaborative e più simili a una serie di “compartimenti stagni”, in cui parlano solo due persone alla volta mentre gli altri ascoltano. Poiché ogni partecipante utilizza un unico flusso audio e sente tutte le altre voci, le conversazioni parallele sono impossibili. Se si visualizza solo la persona che di volta in volta parla, non si vedono le reazioni dei partecipanti non attivi, che normalmente vengono percepite con la visione periferica. 

Per alcune persone, la divisione prolungata dell’attenzione crea la strana sensazione di essere sfiniti senza aver combinato nulla. Il cervello è sopraffatto da un eccesso di stimoli non familiari mentre è iper-focalizzato sulla ricerca di segnali non verbali che non riesce a trovare. Ecco perché una tradizionale telefonata può essere meno faticosa per il cervello, afferma Franklin, perché assolve il compito che conosciamo: trasmettere solo una voce. 

I vantaggi  

Al contrario, l’improvviso passaggio alle videochiamate è stato un toccasana per le persone che hanno difficoltà neurologiche nell’interloquire di persona, come le persone che soffrono di autismo, che possono sentirsi sopraffatte da più persone che parlano.

John Upton, redattore della testata giornalistica Climate Central del New Jersey, ha scoperto recentemente di essere autistico. Alla fine dello scorso anno, ha iniziato a soffrire del carico mentale dato dal dover partecipare a conferenze affollate, essere coinvolto in riunioni e districarsi nelle chiacchiere comuni nei luoghi di lavoro. Afferma che queste esperienze gli hanno causato “una strana tensione e una forma d’ansia”.

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