Venezuela, Maduro e Trump evocano la guerra ma l’Ue tenta il dialogo







Non si accenna a placare la tensione nel Paese sudamericano. E alcuni Stati europei potrebbero presto riconoscere Guaidò

Guaidò continua a raccogliere consensi internazionali – Maduro, che ha assistito all’ennesima giornata di manovre militari, ha escluso ancora una volta di voler convocare nuove elezioni presidenziali, come richiesto dalla comunità internazionale. I governi di Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Portogallo e Olanda, che gli avevano intimato un ultimatum in tal senso, si preparano dunque a riconoscere presidente ad interim l’autoproclamato Juan Guaidò. Una posizione rigettata ancora una volta da Maduro: “Non accettiamo ultimatum da nessuno. Credo che ciò di cui ha bisogno il Venezuela – ha ribadito – sia un rinnovo del Parlamento. Le presidenziali si sono già svolte il 20 maggio”.

Membri dell’Ue pronti al passo contro Maduro – Resta ora da capire che ricaduta avrà questo eventuale riconoscimento da parte di stati chiave dell’Ue sui lavori del gruppo promosso dall’Alto Rappresentante Federica Mogherini e dal presidente dell’Uruguay, Tabare’ Vazquez: un tavolo che riunira’ l’Unione europea e otto suoi Stati membri, tra cui l’Italia, oltre a Francia, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito, e quattro Paesi dell’America latina: Bolivia, Costarica, Ecuador e Uruguay.

Maduro ha ribadito il suo essere “aperto al dialogo”, anche se in un’intervista alla televisione spagnola ha lanciato messaggi inquietanti. Le probabilità di una guerra civile? “Nessuno può rispondere con certezza. Dipende dal livello di pazzia dell’impero settentrionale e dei suoi alleati”, ha sottolineato, ammonendo che “la gente si sta già armando”. Mezze minacce che fanno il paio con le dichiarazioni di Donald Trump, che continua a tenere Maduro nel mirino. Per il presidente americano l’uso della forza “è un’opzione”.

Tajani contro il governo – Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha continuato intanto a puntare il dito contro il governo italiano: “Il suo veto – ha detto – blocca l’Europa dal fare una scelta in favore della democrazia. Il parlamento europeo si è schierato dalla parte degli italiani che vivono lì, che ce lo chiedono. Cosa che il governo italiano invece non ha fatto schierandosi dalla parte di un efferato dittatore”.

Nel frattempo, il sistema di Maduro ha perso nuovi pezzi. Domenica è stato il turno del primo diplomatico venezuelano, l’ambasciatore in Iraq, che ne ha disconosciuto la legittimità per sostenere Juan Guaidò. Sabato era stato un generale dell’Aeronautica militare ad annunciare il suo appoggio all’autoproclamato giovane presidente che ha lanciato un appello a tutte le forze armate ad unirsi al cambiamento.



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