Venezuela, Di Stefano (M5s): “L’Italia non riconosce Juan Guaidò” | Picchi (Lega): “Ma presidenza Maduro è finita”







Lʼannuncio del sottosegretario del M5s dopo il voto del Parlamento Ue a favore della risoluzione che riconosce il leader dellʼopposizione come presidente. Tajani: “M5s, Lega e Pd astenuti, dispiace”

“Siamo totalmente contrari al fatto che un Paese, o un insieme di Paesi terzi, possa determinare le politiche interne in un altro Paese. Oggi il più grande interesse che abbiamo – ha aggiunto Di Stefano – è quello di evitare una nuova guerra in Venezuela. Stesso errore che è stato fatto in Libia oggi riconosciuto da tutti. Dobbiamo evitare che succeda lo stesso in Venezuela”.

Sottosegretario Picchi: “Per la Lega la presidenza Maduro è finita” – – “Maduro? Convochi nuove elezioni autorizzando osservatori indipendenti magari mandando l’Osce ed ad operare fuori teatro. La Lega considera la presidenza Maduro terminata”. Lo ha in serata twittato il sottosegretario agli Esteri della Lega Guglielmo Picchi.

Tajani: “Spiace che M5s-Lega e alcuni Pd si siano astenuti” – “Ho appena annunciato a Guaidò che il Parlamento Ue lo riconosce come presidente. Spiace che il M5s Europa e la Lega (!!!) e molti del Pd si siano astenuti, senza schierarsi contro la dittatura di Nicolas Maduro”. Lo ha affermato via Twitter il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

Francia: “Elezioni entro domenica o riconosceremo Guaidò” – La Francia “riconoscerà” l’oppositore venezuelano Juan Guaidò come “presidente ad interim” del Venezuela se non verranno annunciate elezioni entro domenica: lo aveva annunciato il primo ministro Edouard Philippe in Parlamento, aggiungendo che il riconoscimento avverrà “in pieno coordinamento con i nostri partner europei, con la Germania, con la Spagna, con la Gran Bretagna”.

Guaidò: “Cercano di intimidirci ma non ci riusciranno” – Intanto a Caracas Guaidò ha denunciato che le forze speciali fedeli a Maduro sono entrate in casa sua, per cercare la moglie, costringendolo ad interrompere la presentazione del programma dell’opposizione. “Cercano di impaurirci, ma non ce la faranno”, ha assicurato Guaidò, anche se questo blitz dimostra quanto sia vitale assicurarsi il sostegno delle forze armate. L’autoproclamato presidente ha confermato di aver avuto “incontri clandestini con membri delle forze armate e delle forze di sicurezza” e di scommettere sul fatto che “la maggioranza” dei militari ritenga “insostenibili i recenti travagli del Paese”. E per incentivarli, ha più volte promesso un’amnistia.

“Al regime resta poco tempo” – Guaidò, oltre ad avere il sostegno di oltre 60 Stati, sente di avere anche la fiducia della maggioranza della popolazione, che per la prima volta in decenni di chavismo si sarebbe ribellata ad un regime che ha messo in ginocchio il Paese, riducendolo praticamente alla fame e cancellando i basilari diritti umani. “A Maduro resta poco tempo”, ha assicurato Guaidò, che ha lanciato un appello all’unità dei venezuelani “fino alla rottura finale del regime”, ripetendo la sua road map in tre punti: “Fine dell’usurpazione, governo di transizione ed elezioni libere”, al massimo entro un anno.

Ma Maduro tiene il punto – Maduro però continua a tenere il punto, a parte la concessione di elezioni politiche. Il suo governo ha rilanciato le accuse di una “cospirazione internazionale”, che sarebbe dovuta culminare con l’assassinio del presidente, con il coinvolgimento della Cia, “sicari colombiani” e dell’opposizione in esilio. Allo stesso tempo, le pressioni internazionali hanno convinto il regime a rilasciare cinque giornalisti stranieri, tre dell’agenzia spagnola Efe e due francesi, che erano stati arrestati. In un atto dal sapore chiaramente intimidatorio.



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