Tre domande su ambiente e clima a Kenneth R. Weiss



Kenneth R. Weiss, 61 anni, giornalista, ha vinto il premio Pulitzer nel 2007 insieme a Usha Lee McFarling e Rick Loomis per il Los Angeles Times. Per il quotidiano californiano ha scritto importanti serie di articoli sulla salute degli oceani, i cambiamenti climatici, l’ambiente, la salute pubblica, la crescita della popolazione mondiale come “Altered Oceans” (premio Pulitzer) e “Beyond 7 Billion”. Di recente ha lavorato per National Geographic, Nature e Science. È membro del comitato consultivo del Festival for the Earth.
 
D: Per molto tempo abbiamo usato i mari come dispensa per il cibo e deposito dei nostri rifiuti. L’istituzione di aree protette è una piccola parte della soluzione. Quali sono i provvedimenti più urgenti da adottare?

R: L’istituzione di parchi sottomarini e aree protette è importante ma non affronta la sfida più difficile: contenere l’assalto dell’uomo e dell’industria ai mari. Dobbiamo trovare al più presto un modo per arginare il flusso di inquinamento

urbano o da concimi agricoli, lo sversamento di rifiuti plastici negli oceani o ancora la tendenza alla pesca eccessiva o a soffocare i cieli di gas serra, che causano l’innalzamento dei mari e acidificano gli oceani. Trovare una soluzione a questi problemi non è facile. Ma se vogliamo che le acque dei mari continuino a darci pesce e ci proteggano dagli effetti più catastrofici del cambiamento climatico, dobbiamo trattarli meglio e affrontare queste minacce.
 
D: Il ruolo dei media è fondamentale. Facciamo abbastanza?
 
R: No, ma non biasimo i miei colleghi giornalisti. Le redazioni tendono a dare spazio alla crisi del momento, che sia di cronaca, politica o economia. Al contrario, il cambiamento climatico e il declino ecologico sono crisi di lenta evoluzione, è semplice metterle da parte per un altro giorno. Naturalmente è importante che i giornali trattino le crisi quotidiane ma dovrebbero affrontare anche i problemi di lungo termine, come la perdita di fauna e habitat naturali o se il nostro pianeta sarà in grado di sostenerci in futuro, per il nostro stesso benessere.
 
D: A Venezia, il Festival for the Earth ha premiato gruppi che lavorano a soluzioni per comunicare il cambiamento climatico. Sono emerse idee interessanti tra i partecipanti?

R: Mi ha rincuorato vedere così tanti progetti promettenti, ad esempio vedere dei meteorologi rendere un servizio migliore integrando gli annunci meteo con la climatologia, o formare la prossima generazione di giornalisti, o ancora vedere degli scienziati correggere le imprecisioni scientifiche di articoli giornalistici. Il Festival for the Earth può svolgere un ruolo fondamentale per raggiungere il pubblico. L’obiettivo che persegue è di toccare i cuori, e non solo la mente, attraverso le arti e le conferenze. Se celebriamo così la natura, magari più persone vorranno tutelarla per le generazioni future.
 

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