Perché questo scienziato ha trascorso 40 anni da solo nel bosco (a raccogliere dati meteorologici)



Che cosa ti ha spinto a registrare dati meteorologici?

Quando vivi in città, impari come attraversare la strada. Impari a conoscere l’ambiente in cui vivi. Questo era il mio ambiente. La neve influenza tutto ciò che faccio, da sempre.

Registravo tutto ciò che vedevo – che non era molto, è abbastanza tranquillo qui in inverno – ma scrivevo ogni giorno quali uccelli e mammiferi osservavo. Mi piaceva e mi interessava quindi ho continuato a farlo e, dopo decenni, all’improvviso, questa mia abitudine è diventata utile anche per gli altri.

Come è successo?

A un certo punto, negli anni ’90, ho raccontato al [botanico] David Inouye le mie abitudini. Lui faceva più o meno la stessa cosa: ogni estate, anno dopo anno, osservava la progressione e l’attività dei fiori. Ha raccolto il materiale in modo scientifico e lo ha condiviso con altri studiosi che si occupavano di piante e mammiferi.

Di notte non dormo molto e mi ero stancato di stare a letto ad ascoltare le notizie, quindi qualche anno fa ho iniziato a esaminare i dati da solo. È stato allora che ho cominciato a vedere le tendenze meteorologiche, a pianificare di mese in mese tutti gli inverni: tutte osservazioni che poi ho pubblicato sul mio sito web.

Nell’arco temporale in cui hai registrato questi cambiamenti climatici, che cosa hai notato?

Beh, quando ho iniziato non esisteva niente del genere. Sono contento di essere stato spinto dalla curiosità perché penso sia difficile sostenere che stia inventando cose. Voglio dire, ho 12.000 registrazioni.

I cambiamenti climatici non sono realmente aumentati fino a circa 10 o 15 anni fa. Questo è quello che risulta dai miei dati. Ad esempio, abbiamo registrato 67 massime record solo negli ultimi tre inverni e il 48% delle massime nel totale dei 44 anni di osservazione è collocabile dal 2010. Al contrario, il 47% delle minime record si trova nei primi dieci anni di registrazione. Questi sono risultati chiari.

Stessa cosa vale per il manto nevoso. Abbiamo otto giorni in meno di neve sul terreno rispetto al passato. Quando parli di piante e animali, può essere significativo, specialmente in alta quota. Può essere positivo per alcuni animali, negativo per altri. Soprattutto se migrano dall’America Centrale e, quando arrivano quassù, trovano le piante già morte.

Il clima sta cambiando, che ti piaccia o no, che ci crediate o meno. Guardando le mie registrazioni, non si nota una linea retta. Certo, sono circa 40 anni, non 400, ma sono comunque informazioni importanti.

Le tue registrazioni hanno risvegliato un grande interesse. È cambiato qualcosa per te?

Io non credo. È stato divertente vedere quella roba su Internet, soprattutto durante i periodi di forte nevicata: è stato un bel diversivo. Credevo che Hollywood o Bollywood mi chiamassero ma non è successo. Non lo capisco!

Nei primi sette anni hai vissuto in una baracca di 2,5 x 3 metri: come sono stati quegli inverni?

Era così importante starci che in quel momento non sembrava male. Ora però, una, forse due volte l’anno, mi capita di sognare di tornare a vivere lì e mi sveglio nel panico: “Oh mio Dio, non di nuovo!”. Sarei veramente in difficoltà a impilare la legna da ardere, era così pesante!

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