Paestum, nuovi indizi sulla funzione della Casa dei Sacerdoti



La Casa dei Sacerdoti, enigmatica struttura nei pressi del Tempio di Nettuno, potrebbe appartenere ad una seconda fase di vita del complesso di Paestum, collocabile a cavallo tra il IV ed il III secolo a.C. Questo è quanto emerso dall’ultima campagna di scavo, appena conclusa, in cui si è cercato di indagare la sua reale funzione.

“La sua posizione accanto all’altare del tempio cosiddetto di Nettuno”, spiega il direttore degli scavi Gabriel Zuchtriegel, “deve aver avuto un’importanza centrale nelle attività rituali: speriamo così di avere nuovi dati sul contesto più ampio del tempio, anche perché non conosciamo ancora la divinità alla quale era dedicato. Sicuramente non era Nettuno, ma forse Apollo o Hera”.

I dati appena rilevati collocano l’edificio – con pavimentazione fatta di grandi basoli e ed impianto irregolare – in una fase intermedia tra quella lucana e quella romana. In quel periodo, come ricorda lo stesso Zuchtriegel, Paestum era ancora abitata dai greci anche se “chi comandava erano altri: prima i Lucani, poi i Romani. E proprio con loro inizia quello che possiamo definire la ‘seconda vita dei templi’, i quali rimangono in uso, ma subiscono una rivisitazione”.

In

quella fase Hera diventa Giunone, Athena viene chiamata Minerva e la ritualità viene “riadattata” ai nuovi patroni. La Casa dei Sacerdoti, quindi, va inquadrata in questo periodo di rivisitazione culturale dell’antico santuario greco.


Destra: Pavimento in cocciopesto con decorazione a rombi. Sinistra: Pozzo con resti animali.
Fotografia per gentile concessione ufficio stampa Parco Archeologico di Paestum

Dallo scavo riemerge anche che l’edificio, dopo la fase lucana e romana, ha subito un’importante intervento di ristrutturazione nel II secolo a.C. Un vecchio pozzo fu chiuso con materiali di risulta ed ossa di animali – probabilmente sacrificali – mentre in più punti dell’antico pavimento in terra battuta e basoli di travertino fu ricoperto da una nuova pavimentazione in cocciopesto e decorata con linee che formano rombi.

Quello che invece risulta ancora incerto è la relazione tra un forno scoperto ed un focolare al centro di un ambiente, rinvenuti all’interno di una stratigrafia sconvolta da interventi risalenti agli anni cinquanta del scolo scorso e mai documentati.

“Purtroppo questo ha fatto saltare la relazione stratigrafica tra il ‘forno’ e l’edificio”, spiega il funzionario archeologo Francesco Scelza. “Tuttavia, la presenza di un punto di fuoco non desterebbe stupore in un santuario antico, considerando che il sacrifico prevedeva il consumo di gran parte degli animali immolati presso l’altare”.
 

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