Oplontis: nuove scoperte nella Villa “B” di Lucius Crassius Tertius



I ricercatori del  team statunitense del The Oplontis Project, ritornati nel 2019 a Torre Annunziata per una nuova campagna di scavo, studio e ricerca, sotto la guida di John R. Clarke e Michael L. Thomas, docenti dell’University of Texas, e Ivo van der Graaff, professore dell’University of New Hampshire, sono impegnati a condurre uno studio sistematico e multidisciplinare della Villa A detta di “Poppea” e della Villa B di “Lucio Crassus Tertius” in quella che anticamente era un’area suburbana della vicina Pompei.
 
“La villa B di Torre Annunziata raccoglie molto probabilmente un insediamento abitativo più grande di quello fino ad oggi conosciuto” dice Ivo van der Graaff, direttore degli scavi presso la Villa B di Oplontis. “Il nostro obiettivo è quello di condurre uno studio sistematico e multidisciplinare su entrambi i siti in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e altri studiosi”.

“Attualmente – prosegue van der Graaff – stiamo effettuando alcuni saggi di scavo per capire le varie fasi della villa antecedenti all’eruzione del 79 d.C., la stessa che distrusse le città

di Pompei ed  Ercolano. Quando la villa B fu scavata per la prima volta con i fondi della Cassa del Mezzogiorno, le indagini si interruppero al termine dei finanziamenti lasciando ancora alcuni interrogativi irrisolti. Da allora l’insediamento abitativo non è stato studiato a fondo. Il nostro progetto prevede lo studio dei reperti ritrovati al tempo della scoperta, in aggiunta ai nostri, rinvenuti durante i saggi attuali, al fine di comprendere meglio ciò che accadde nel 79 d.C. ma anche nel periodo precedente”.

“In uno scavo esterno al perimetro villa, dopo aver  rimosso i depositi di lapilli dell’eruzione del 79 d.C.,  abbiamo rinvenuto alcune strutture, databili a un periodo precedente all’eruzione, che forniscono preziose informazioni sulla storia della villa.  Altro saggio di scavo è in corso all’interno di uno degli ambienti meridionali della villa con volta a botte, costruito molto probabilmente dopo il terremoto del 62 d.C.”

Ma la scoperta più interessante al momento è il rinvenimento di un piano pavimentale con mattoni in cotto, all’interno della villa, unico nel suo genere.

“In uno degli ambienti che si affaccia sul cortile interno, adibito nell’ultima fase della villa a magazzino, effettuando degli scavi al di sotto del pavimento risalente al 79 d.C. , abbiamo individuato una pavimentazione anteriore, di I-II secolo a.C., realizzata con mattoni in cotto molto resistenti”, spiega van der Graaff.

“Il pavimento indagato al momento è unico tra quelli rinvenuti nella villa, realizzato con grossi mattoni crudi; pensiamo che questi mattoni provengano da un forno in disuso e siano stati riutilizzati e assemblati per costruire un piano pavimentale molto resistente, utile a  ospitare  attività di tipo artigianale”.

La villa B di Oplontis fu scoperta dall’archeologo Giuseppe Maggi nel 1974, a seguito di carotaggi per l’ampliamento della Scuola media statale Parini di Torre Annunziata che intercettarono alcune mura del complesso edilizio d’epoca romana. Fu così localizzata una villa più antica di quella riportata alla luce, poco distante, negli anni Sessanta del secolo scorso e detta “di Poppea”.

Si tratta di un grande complesso edilizio la cui prima fase risale alla fine del II secolo a.C. e celebre per un  grande porticato a doppio ordine di colonne in tufo di Nocera con numerosi ambienti adiacenti.

Sotto al porticato, si trovarono accatastate numerosissime anfore, di cui una scritta la provenienza da Lesbo. In due ambienti furono trovati resti di piante – forse accatastate assieme al  fieno come mangime –  accuratamente analizzate da esperti. Successivamente,  estesa l’area degli scavi mediante espropri, si mise in luce un grande peristilio rettangolare, anch’esso in tufo di Nocera.

Un sigillo faceva attribuire la villa a Lucio Crassio Terzio, del quale non è stata possibile una completa identificazione. Molti indizi hanno avvalorato l’ipotesi  che la villa, d’impianto patrizio, fosse  divenuta un centro di importazione e commercio di vini, sfruttando il vicino porto di Pompei.  All’inizio degli scavi era stata trovata la prima vittima di Oplontis, una donna  con molti monili d’oro. Numerose altre vittime  e preziosi gioielli sono stati ritrovati in seguito.

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