“Mary la tifoide”: la vita in quarantena di una donna che ha contagiato oltre 50 persone



La Dott.ssa S. Josephine Baker, una promettente sostenitrice delle misure igieniche e della salute pubblica, fu mandata a convincere Mallon di fornire i campioni, ma anche lei fu cacciata. Baker, il cui padre era morto di tifo, più tardi fece della promozione della medicina preventiva la propria missione (e divenne la prima donna a conseguire un dottorato in salute pubblica). “La tragedia di Mary fu che non si fidò di noi” scrisse più tardi Baker.

Alla fine Mallon fu scortata da Baker e cinque poliziotti all’ospedale, dove, dopo un tentativo di fuga quasi riuscito, le fu fatto il test e risultò positiva come portatrice sana di Salmonella typhi, un batterio che causa la febbre tifoide. Questo fu poi confermato da ulteriori test. Fu messa in quarantena in una piccola casa all’interno della proprietà del Riverside Hospital. La struttura era isolata sulla North Brother Island, una piccola isola al largo del Bronx.

Mallon non presentava i sintomi della febbre tifoide, e non credeva di poterlo diffondere. È probabile che Mallon non comprese mai cosa significasse essere una portatrice sana proprio perché non manifestava sintomi. L’unica cura, le dissero i medici, era rimuovere la cistifellea, ma lei si rifiutò. Fu soprannominata “Mary la tifoide” dal New York American nel 1909, e così è passata alla storia.

In una lettera scritta di suo pugno al suo avvocato, Mallon si lamentava: “Sono stata sbeffeggiata da tutti. Anche gli interni sono venuti a vedermi per chiedermi cose che sa già tutto il mondo. L’uomo con la tubercolosi ha detto: ‘eccola lì, la donna rapita’” scrisse. “Il Dr. Park mi ha fatto ritrarre a Chicago. Mi chiedo come si sentirebbe il Dr. William H. Park a essere insultato e messo sul giornale con l’appellativo di “William Park il tifoide”.

Nel 1909 fece causa al Dipartimento della salute di New York City, e il caso arrivò alla Corte suprema. All’interno dell’opinione pubblica, Mallon aveva acceso gli animi sul dibattito dell’autonomia individuale rispetto alla responsabilità dello Stato in una crisi di salute pubblica. In tribunale, il suo avvocato sosteneva che lei fosse stata imprigionata senza un giusto processo.

La corte rifiutò di rilasciarla dicendo che fosse “necessario proteggere la comunità dal ripresentarsi della diffusione della malattia” ma Mallon fu liberata all’inizio dell’anno seguente dal nuovo commissario alla salute della città che accettò di scarcerarla a condizione che non riprendesse il lavoro di cuoca.

Non sapendo fare altro e non convinta che la sua condizione potesse essere pericolosa per altri, Mallon tornò alla sua vecchia occupazione nell’area di New York e del New Jersey. Lavorò come cuoca per un hotel, un ristorante di Broadway, una stazione termale e una pensione. Quando, nel 1915, un’epidemia di tifo contagiò 25 persone allo Sloane Maternity Hospital, George Soper fu nuovamente chiamato a investigare. La cuoca, “Mrs. Brown,” si scoprì essere Mallon.

Una vita in esilio

Mallon fu rimandata sulla North Brother Island, stavolta per sempre. Passava le sue giornate leggendo e lavorando in laboratorio alla preparazione di test medici. Morì di ictus nel 1938, dopo un quarto di secolo di quarantena. Non ammise mai di essere un vettore di febbre tifoide, e forse non avendo l’istruzione per comprenderlo, effettivamente non lo credette mai. Nove persone si presentarono al suo funerale a St. Luke’s nel Bronx.

L’EUROPA IN FIAMME

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