L’ultimo sguardo della NASA sul misterioso Titano



La sonda, durante la discesa e alcune brevi soste tra i ciottoli gelati che ricoprono la superficie del satellite, ha raccolto moltissime informazioni che hanno fatto supporre l’esistenza di alcune apparenti somiglianze con il nostro pianeta.

Distante quasi un miliardo e mezzo di chilometri dal Sole, Titano è così fredda che il ghiaccio è duro come roccia e i composti organici come l’etano e il metano – che sulla Terra normalmente esistono allo stato gassoso – si raffreddano in liquidi gelidi e vischiosi che si depositano in enormi laghi e mari.

Con montagne, venti, piogge e moti ondosi, Titano assomiglia più a un pianeta che a una classica luna sterile e piena di crateri. Inoltre, sotto la crosta superficiale, ospita un oceano di acqua liquida, e ciò lo rende uno dei luoghi più adatti ad ospitare la vita. Sotto a quel velo color mandarino potrebbe infatti celarsi un pianeta prospero di forme di vita, chimicamente simili a quelle terrestri o magari caratterizzate da processi biochimici completamente alieni.

“Titano in pratica è un mondo con un doppio oceano, spiega la scienziata planetaria Sarah Hörst della Johns Hopkins University, e in linea di principio potrebbe ospitare la vita così com’è sulla Terra oppure la vita come non la conosciamo”.

Durante il suo ultimo avvicinamento, Cassini si è concentrata sui laghi e i mari disseminati attorno al polo settentrionale, inviando dati che aiuteranno gli scienziati a sondare quelle profondità oscure e oleose, e forse persino a risolvere il mistero delle cosiddette “isole magiche di Titano”, zone che appaiono e scompaiono in uno dei mari di Titano.

Attraverso la nebbia

Dopo decenni di domande su cosa si nascondesse dietro quell’atmosfera densa e opaca, gli scienziati hanno finalmente potuto osservare la superficie di Titano, quando nel gennaio del 2005, il lander Huygens dell’Agenzia spaziale europea è diventato il primo esploratore robotico a toccare la superficie di questa luna e a inviare sulla Terre delle immagini dettagliate.

Il veicolo Huygens, caricato a bordo della sonda Cassini, ha raggiunto Titano poco dopo che la sonda della NASA è entrata nell’orbita di Saturno. Mentre Cassini aveva il compito di esplorare il sistema saturniano e le sue lune, il lander Huygens, chiamato così in onore dell’astronomo olandese Christiaan Huygens, aveva come unico obiettivo il più grande dei satelliti di Saturno,Titano che, avvolto in una densa e fosca atmosfera, nasconde la maggior parte della sua superficie.

Dopo 20 giorni di viaggio, Huygens ha iniziato una discesa di circa due ore attraverso l’atmosfera di Titano. Una volta raggiunta la superficie, la sonda spaziale si è aperta un varco nel terreno ghiacciato, rimbalzando e vacillando. Dopo qualche attimo si è posizionata in una piana alluvionale umida a circa 300 gradi sotto zero. E lì, fino all’esaurimento delle batterie, ha raccolto dati per circa un’ora.

“Huygens ci ha rivelato l’ambiente di Titano in maniera diretta, mentre la maggior parte di ciò che era noto in precedenza si sapeva più per via indiretta”, spiega Ralph Lorenz dell’Università dell’Arizona. “Ci ha mostrato la superficie da vicino”.

I dati raccolti hanno svelato altopiani, burroni e canali scolpiti da liquidi, così come dai venti che soffiano nell’atmosfera di azoto di Titano. Le misure effettuate dimostrano che la sonda non è atterrata in un arido deserto, la sabbia sottostante sembrava infatti inumidita da un qualche tipo di liquido.

Le misurazioni atmosferiche hanno permesso agli scienziati di ricostruire la composizione dell’antica atmosfera di Titano – probabilmente una combinazione di ammoniaca e metano – e di studiare il comportamento delle molecole organiche in un’atmosfera composta prevalentemente da azoto, proprio come doveva essere quella terrestre prima che la vita si evolvesse e l’ossigeno diventasse così abbondante. 

“È la sola altra atmosfera così ricca di azoto oltre alla nostra”, afferma Hörst. “Presumibilmente, molti processi chimici che avvengono nell’atmosfera di Titano potrebbero essere simili a quelli avvenuti nella primordiale atmosfera primitiva”.

Una luna gemella

Con la missione di Huygens per la prima – e finora ultima volta gli esseri umani hanno raggiunto una luna diversa dalla nostra. E, almeno per ora, termina l’esplorazione di questa luna “gemella”, anche se la NASA ha in progetto una nuova missione per tornare su Titano.

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