Le pandemie medievali hanno generato le leggendarie paure sui “morti viventi”



“Secondo le fonti storiche, i nachzehrer erano la trasformazione di vittime che avevano subito morti inusuali o inaspettate”, dice Alterauge, “c’era la teoria che diventassero nachzehrer, i primi individui di una comunità che morivano durante un’epidemia”.

Nell’Europa dell’epoca delle pandemie, questa leggenda aveva una logica chiara: quando i parenti stretti di una vittima iniziavano a manifestare i sintomi e ad ammalarsi pochi giorni dopo il funerale, poteva sembrare che fossero stati “maledetti dalla tomba”.

“Il contesto che ha dato origine a tutte queste credenze soprannaturali deve essere stato quello relativo agli improvvisi decessi di numerosi individui di una società”, afferma Toplak. “Ha senso che la gente desse la colpa a spiriti soprannaturali e prendesse provvedimenti per impedire ai morti di tornare”.

La stessa paura la suscitavano, al tempo, i wiedergänger, ovvero “coloro che tornano a camminare”, cadaveri capaci di riemergere dalla tomba per tormentare le proprie comunità. “Chi aveva fatto qualcosa di male, aveva lasciato delle questioni irrisolte a causa di una morte improvvisa, oppure doveva pentirsi o vendicarsi di qualcosa, poteva diventare un wiedergänger”, spiega Alterauge.

Il nuovo studio rivela un aumento nel numero di salme posizionate a faccia in giù ai margini dei cimiteri cristiani tra il XIV e il XVII secolo. I ricercatori sostengono che, quantomeno in questa parte dell’Europa, si preferisse seppellire i morti a faccia in giù per evitare che i cadaveri maligni tornassero e rappresentassero un pericolo.

Altri archeologi sostengono altre spiegazioni: in un mondo devastato da pandemie mortali, la sepoltura della prima vittima della comunità a faccia in giù potrebbe essere stata simbolica, ovvero un tentativo disperato di scongiurare altre calamità.

“Quando qualcuno si ammalava gravemente, probabilmente il fatto veniva interpretato come una punizione divina” afferma Petar Parvanov, archeologo presso la Central European University di Budapest che non ha partecipato allo studio. “Le sepolture prone erano un modo per indicare qualcosa ai presenti al funerale: in qualche modo la società aveva consentito troppi peccati, e così si voleva mostrare penitenza”.

La fase successiva, afferma l’archeologa Sandra Lösch, coautrice dell’articolo e capo del dipartimento di antropologia fisica presso l’Istituto di Medicina Forense dell’Università svizzera di Berna, sarebbe studiare le sepolture prone per scoprire l’eventuale presenza di chiari collegamenti con le epidemie. Analizzando l’antico DNA degli individui sepolti a faccia in giù, ad esempio, si potrebbe riuscire a sequenziare microbi specifici di alcune malattie, mentre l’analisi isotopica delle ossa e dei denti delle vittime “potrebbe rivelare tracce di una particolare dieta o di un’origine geografica diversa rispetto al resto della popolazione”, offrendo un’altra spiegazione per queste sepolture fuori dall’ordinario.

Siccome i dati relativi alle sepolture spesso non venivano pubblicati, Alterauge spera che emergano altri dati nei prossimi anni, mentre gli archeologi riesaminano le vecchie salme oppure osservano sepolture medievali inusuali da un nuovo punto di vista. “Sono convinta che ci siano molti altri casi, là fuori”, afferma.

LA TOMBA DI CRISTO

Previous Article
Next Article