Le leggi di Jim Crow hanno creato un altro tipo di schiavitù



Nel 1877, il nuovo Presidente Rutherford B. Hayes facendo seguito a una promessa, fermò l’intervento federale nel sud. Tempestivamente, gli Stati del sud sovvertirono le leggi dell’“Era della Ricostruzione”, istituendo al loro posto nuove leggi di segregazione.

Dopo che la Corte Suprema decretò, nella causa Plessy contro Ferguson del 1896, che le infrastrutture “separate ma uguali” fossero legali, le conseguenze furono massicce. Gli Stati del sud attuarono centinaia di leggi che imponevano un trattamento diverso per cittadini bianchi e cittadini neri.

Sebbene le leggi teoricamente garantissero l’uguaglianza ai neri, la realtà era molto diversa. Le infrastrutture “separate” che i neri erano costretti ad usare erano di livello inferiore e in cattivo stato. L’interazione sociale tra bianchi e neri era quasi vietata. E nonostante le garanzie del XV emendamento, le leggi di Jim Crow di fatto escludevano i neri dalle votazioni mediante l’applicazione di tasse, test di alfabetizzazione ed elezioni primarie di soli bianchi. 

Supportate da un’applicazione della legge discriminatoria e dalla pratica diffusa del linciaggio, le leggi arrivarono a dominare ogni aspetto della vita del sud, creando ciò che lo storico Douglas A. Blackmon chiamò “schiavitù con un altro nome”. Solo con la causa  Brown contro il Ministero dell’Istruzione nel 1954 la dottrina del “separati ma uguali” fu dichiarata incostituzionale.

Un decennio più tardi, il Civil Rights Act del 1964 e il Voting Rights Act del 1965 eliminarono definitivamente le evidenti Leggi Jim Crow. Ma nonostante le Leggi Jim Crow siano state abolite, i loro effetti riecheggiano ancora oggi, nelle pratiche di pregiudizio razziale nell’applicazione della legge e in altri ambiti sociali.

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