L’archeologia svela i misteri della guerra di trincea



L’archeologia dei siti della Prima Guerra Mondiale ha aiutato gli studiosi a capire in che modo i soldati improvvisassero nella costruzione delle trincee, per gestire le difficili condizioni nelle quali dovevano vivere. “Puoi leggere tutti i manuali della Prima guerra mondiale che vuoi su come costruire una trincea, ma è tramite l’archeologia che vedrai la realtà della guerra di trincea a terra”, aggiunge Stichelbaut.

Il suolo allagato ha contribuito a conservare materiali organici come legno e tessuti, una manna per gli archeologi moderni. Ma oltre 100 anni fa, i soldati dovevano combattere costantemente contro quell’acqua e quel fango. Molte trincee furono costruite per errore al di sotto della falda freatica e, con il cambio di stagione e le piogge, la vita poteva farsi davvero difficile per i soldati. Anche quando il fuoco cessava. 

Il piede da trincea, causato dal freddo, dall’umido e dalla scarsa igiene, ha provocato 75.000 morti tra i soldati britannici. Un soldato che aveva trascorso parecchio tempo nella trincea nota come Hades Dugout, sotto la città di Wieltje, vicino a Ypres, scrisse che dopo aver sceso oltre 30 gradini scivolosi si arrivava alla base del rifugio per “trovarsi in un fiume nero e viscido, che si muoveva lentamente in avanti per scomparire nel buio, visibile solo grazie ad alcune flebili luci elettriche.”

“È forse lo Stige, ti chiederai? In ogni caso puzza” si legge nel suo resoconto riportato in Traces of War

A Wieltje gli archeologi hanno trovato più stivaloni da trincea che classici stivali militari. Gli scavi in altre reti di trincee in Belgio mostrano che i soldati usavano paglia, macerie, tegole e porte per evitare di sprofondare nel pantano con i piedi.

Questi dettagli hanno permesso di capire meglio l’esperienza dei soldati. Secondo Stichelbaut, tra le scoperte più significative c’è l’arte di trincea: incisioni e proiettili tagliati e martellati per formare crocifissi, ma anche altri oggetti che raccontano come le truppe trascorressero quel tempo carico di tensione. La scoperta che ha più colpito l’archeologo Simon Verdegem è uno zaino con all’interno un orsetto di pezza, trovato vicino al villaggio belga di Langemark durante la costruzione di un condotto per il gas. “Si trovano molti artefatti che raccontano le storie dei soldati, oggetti che altrimenti non vedrebbero mai la luce e che danno loro umanità”.

Verdegem è specializzato nella Prima Guerra Mondiale e lavora per la compagnia archeologica commerciale Ruben Willaert. Di recente, grazie al progetto Dig Hill 80, ha avuto l’opportunità di studiare un enorme sistema di trincee a Wijtschate, una città lungo la trincea di Messines, nei pressi di Ypres.

Gli scavi, portati avanti nel 2018 e che sono ancora in fase di documentazione, hanno rivelato trincee e resti di fattorie abbandonate durante la guerra. Verdegem è rimasto sorpreso dal fatto che gran parte dei resti archeologici trovati a Wijtschate risale a una battaglia poco nota del 1914 e non a un più ampio conflitto del 1917, quando le truppe degli Alleati hanno lanciato un attacco a sorpresa su Wijtschate per riconquistare una fortezza tedesca.

A Wijtschate il team di Dig Hill 80 ha anche trovato i resti di oltre 130 soldati di diverse nazionalità. L’archeologia della Prima guerra mondiale è per tanti versi differente rispetto a quella di periodi precedenti, perché le scoperte fatte nelle trincee possono ancora impattare le famiglie dei soldati. “Ci sono intere generazioni, in diversi paesi, che a oggi si chiedono cosa sia accaduto ai loro antenati durante la guerra. Ora siamo in grado di dar loro delle risposte, ed è una cosa speciale.”

Sfortunatamente si tratta di risposte difficili da trovare. Il solo Verdegem stima di aver estratto i resti di circa 200 soldati. Solo tre sono stati identificati.

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