L’affascinante verità sul mistero delle “teste a cono” degli antichi Egizi



Nell’iconografia egiziana, infatti, le persone ritratte con dei coni sulla testa appartenevano principalmente all’élite, anche se alcuni paiono essere dei servi, spiega Nicola Harrington, archeologa all’università di Sydney. Le tombe di Amarna contengono meno opere d’arte di altri siti di sepoltura, tuttavia ci sono alcune immagini in cui le persone indossano i coni mentre si preparano per le sepolture e fanno delle offerte. “Fondamentalmente, i coni vengono indossati in presenza del divino” aggiunge.

Riguardo l’identità delle donne che indossano questi oggetti, Harrington ha una sua teoria: forse erano ballerine. Entrambi gli esemplari presentano fratture spinali e una i segni di una malattia degenerativa alle articolazioni. È vero che i problemi alle ossa potrebbero essere dovuti a vite stressanti e l’intenso lavoro di persone che non appartenevano a una classe sociale elevata, tuttavia Harrington fa notare che le fratture da compressione sono comuni tra i ballerini di professione. Forse i coni servivano a “evidenziare i ballerini come membri di una comunità al servizio degli dei” aggiunge. Ciò potrebbe spiegare il motivo per il quale queste persone vennero sotterrate con questi oggetti, nonostante si trattasse di “sepolture basilari”.

Tuttavia, senza altre prove archeologiche, non c’è modo di sapere in che modo venissero davvero utilizzati i coni o se venissero usati in modo più diffuso. Purtroppo, dice Stevens, potremmo non saperlo mai. “Nei primi anni dell’egittologia si lavorava in modo frettoloso, un po’ a caso” dichiara. Si spera che le tecniche archeologiche odierne, più precise, potranno proteggere e identificare i coni in futuri scavi, ma la loro eventuale presenza in tombe scavate anni fa potrebbe essere stata sottovalutata.

Anche se questi coni sono gli unici due sopravvissuti fino ai nostri giorni, la scoperta casuale ha molto valore. Gli archeologi sanno moltissime cose sull’élite dell’antico Egitto, dai documenti amministrativi alle tombe dipinte in modo elaborato, ma la scarsità di testimonianze scritte o artistiche di egiziani di classi sociali inferiori fa sì che le loro vite siano molto più misteriose agli occhi dei ricercatori moderni. Questa assenza di informazioni sulla vita della maggioranza delle persone che viveva nell’antico Egitto rende questa scoperta ancora più importante. E ci fa pensare alle milioni di storie sepolte che rimangono ancora lì, in attesa di essere raccontate.

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