La scomparsa di Amelia Earhart e i granchi del cocco



Isola di Nikumaroro, Kiribati: qui i granchi del cocco sono più lunghi del computer portatile di un giornalista, più larghi della cazzuola di un archeologo e dello scarpone da trekking di un esploratore. Sono gli invertebrati terrestri più grossi del pianeta e possono superare i 90 centimetri per più di quattro chilogrammi di peso. In sintesi, sono troppo grandi.

I membri di una spedizione finanziata da National Geographic – per esplorare l’isola in cerca di tracce di Amelia Earhart – sanno di dover tenere gli occhi aperti in presenza di questi crostacei. Le loro chele sono più potenti del morso di tanti animali. Durante il giorno, quando si svolge la maggior parte delle attività degli scienziati su questo atollo del Pacifico, evitare i granchi non è complicato. Quelli che emergono dalle tane nell’intenso caldo tropicale trascorrono il tempo all’ombra delle palme da cocco, o tra i rami degli alberi di Tournefortia argenti (sì, i granchi si arrampicano).


Un granchio dei cocchi sull’isola di Nikumaroro. Fotografia di Gabriel Scarlett, National Geographic

Ma durante la notte? “I granchi ti accerchiano”, dice John Clauss, membro dell’International Group for Historic Aircraft Recovery (TIGHAR) e veterano con alle spalle oltre dieci spedizioni sull’isola. “Se accendi una torcia, fuori dal cerchio di luce vedi migliaia di granchi”. O così sembra. Clauss ha imparato che qui non si dorme a terra.

I granchi del cocco svolgono un ruolo cruciale nell’ipotesi del TIGHAR sul fato di Amelia Earhart dopo che lei e l’ufficiale Fred Noonan sono scomparsi il 2 luglio 1937, alla terzultima tappa del loro volo intorno al mondo. Secondo il gruppo, quando i due non sono riusciti a trovare Howland, l’isola del Pacifico che cercavano, sono atterrati a Nikumaroro. L’isola, nota al tempo col nome di Gardner, è circondata da una barriera corallina che avrebbe potuto fare da pista di atterraggio. Noonan sarebbe morto, secondo la teoria, e mentre l’aeroplano prendeva il largo in acqua Earhart rimaneva sull’isola da sola.

Fatta eccezione per i granchi.


Un ricercatore segna un albero sull’isola di Nikumaroro mentre un granchio dei cocchi si arrampica lì accanto. Fotografia di Gabriel Scarlett, National Geographic

Arrivati nel 1940, gli inglesi avevano stabilito una colonia sull’isola. Quell’anno Gerald Gallagher, amministratore della colonia, inviò un telegramma ai superiori comunicando di aver trovato parte di uno scheletro umano “che potrebbe essere quello di Amelia Earhart”. Le ossa, un totale di 13, sono state inviate alle Fiji per essere esaminate e in seguito sono andate perdute.

In uno scheletro umano adulto ci sono 206 ossa: cosa è successo alle altre 193? Le prove sembrano andare in direzione dei granchi del cocco, che hanno guadagnato il soprannome di “granchi rapinatori”. Quando Gallagher ha descritto il punto del ritrovamento, ha spiegato che “i granchi del cocco avevano sparso diverse ossa”. Questi animali onnivori mangiano noci di cocco, frutta caduta a terra, uccelli, roditori, altri granchi… e carcasse.

Il gruppo TIGHAR ha condotto diversi esperimenti per vedere se i granchi trascinano le ossa nelle tane. In un caso, hanno portato la carcassa di un maiale sull’isola e filmato il tutto. I granchi – quelli del cocco, altri più piccoli e moltissimi paguri di fragola – si sono precipitati sul corpo, spogliandolo di quasi tutta la carne nel giro di due settimane.


Tom King, ex capo archeologo di TIGHAR, controlla un sito sull’isola di Nikumaroro dove Amelia Earhart  potrebbe aver compiuto l’atterraggio d’emergenza. Fotografia di Gabriel Scarlett, National Geographic

“Questo ci dice che i granchi trasportano le ossa”, dice Tom King, ex capo archeologo del gruppo, “ma non ci dice quanto lontano”. Un anno dopo l’esperimento hanno trovato alcune ossa a quasi 20 metri da dove si trovava corpo, ma mancava parte dei resti. Secondo King, è probabile che Earhart sia morta naufraga sull’isola. Dopo la morte, i granchi ne hanno mangiato il corpo e hanno trascinato le ossa nelle proprie tane – salvo le 13 scoperte da Gallagher.

Durante questa spedizione, King e colleghi stanno scavando intorno alla base di un albero di Tournefortia argentia nella porzione Sud-occidentale dell’isola, dove due anni fa i cani avevano segnalato le tracce di una persona morta. Al tempo non avevano trovato ossa, ma anche stavolta hanno con sé i cani della Canine Forensics Foundation per farli annusare anche in altre zone vicine a quel sito – un buco dove pensano si trovasse il cranio, un altro dove sono state trovate conchiglie aperte e un terzo dove si pensa sia atterrato l’aereo. 

Il team continua a sperare di trovare la fonte di quell’odore che aveva attirato l’attenzione dei cani: forse la tana di un granchio da tempo abbandonata, dove i resti di Amelia Earhart hanno trovato il luogo del riposo.

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