La leggendaria storia delle arti marziali cinesi: dalle origini antiche al live action di Mulan



La fama internazionale

Il genere riscosse sempre maggiore successo, sia negli ambienti della diaspora cinese che tra il pubblico occidentale, aiutato inizialmente da due principali studios di Hong Kong, il Shaw Brothers e il Golden Harvest. Fu il secondo, grazie alla star di fama mondiale (e molto probabilmente il più grande eroe di arti marziali cinesi) Bruce Lee, a portare al pubblico di tutto il mondo film come Fist of Fury (Dalla Cina con furore) (1972) e Enter the Dragon (I tre dell’Operazione Drago)(1973). “Il ruolo di Bruce Lee è stato cruciale”, afferma Clements “al cinema e sul piccolo schermo divenne il simbolo delle arti marziali, in particolare del wing chun [kung fu], che solo 120 anni fa era una disciplina sconosciuta, praticata solo da qualche decina di persone”.

Il potere delle arti marziali nella promozione della cultura cinese all’estero fu presto riconosciuto dal Partito comunista della Repubblica Popolare, che all’inizio degli anni ’80 consentì le riprese del film Shaolin Temple (I giganti del karaté) sul posto, in Cina. Di enorme successo, con Jet Li nel suo primo ruolo da protagonista, la pellicola determinò un’ondata di turismo verso la Cina e aprì la strada al wushu, in tutte le sue forme, riunite sotto la International Wushu Federation, fondata a Pechino nel 1990. La federazione ora distingue le competizioni in taolu (serie di movimenti) e sanda (combattimento corpo a corpo).

Tuttavia esiste una miriade di stili di combattimento cinesi. Sicuramente la Cina rivendica la paternità di più stili di arti marziali di qualsiasi altro Paese, anche se Giappone e Corea potrebbero contestarlo. C’è solo l’imbarazzo della scelta: si va dall’elaborata imitazione dei movimenti degli animali all’utilizzo della forza vitale nota come qi, e altri stili ispirati alla mitologia e alla filosofia cinesi.

Divisi da fazioni antagoniste e ideologie contrastanti, e avvolti nel mistero, i vari stili vengono ulteriormente confusi in quanto classificati in molti modi differenti. Il gruppo di arti marziali del Nord, ad esempio (originarie delle regioni a nord del fiume Yangste, il Fiume Azzurro), comprendono stili come Baguazhang, Bajiquan, Chaquan, Chuojiao, Eagle Claw (Pugilato degli Artigli dell’Aquila), Northern Praying Mantis (Pugilato della Mantide Religiosa del Nord) e Taijiquan. Gli stili del Sud (delle regioni a sud dello Yangste) comprendono Choy Gar, Hung Ga, Mok Gar, Choy Li Fut, Wing Chun e Southern Praying Mantis (Pugilato della Mantide Religiosa del Nord). Esiste anche una distinzione tra stili “duri” (o esterni) e stili “morbidi” (interni).

Il futuro dell’“arte del pugno”

E quali sono le prospettive di tutte queste tecniche di combattimento? Per Clements, il pericolo maggiore che incombe su tutte le arti marziali moderne è quella che lui chiama “sportificazione”.

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