La battaglia navale tra Greci, Etruschi e Cartaginesi che cambiò la storia



Al Museo Civico Archeologico Isidoro Falchi di Vetulonia, un allestimento suggestivo e più di 150 reperti di rilievo scientifico e artistico raccontano uno degli eventi antichi più importanti nella storia del Mare Nostrum, che decise le sorti delle due isole tirreniche di Kyrnos (Corsica) e Sardò (Sardegna).
 
Anno 545 a.C.: nel Mediterraneo arrivano i greci Focei in fuga dall’avanzata persiana. Abbandonata la loro città, Focea (oggi la turca Foça), dalla costa occidentale dell’Anatolia si trasferirono in massa ad Alalìa, in Corsica (l’odierna Aleria), dove esisteva un insediamento foceo già dal 565 a.C.. Il loro arrivo in massa turbò l’assetto geopolitico dell’intera regione mediterranea, interferendo con lo status quo di scambi commerciali ed aree di influenza riconosciute, tra Fenici, Greci ed Etruschi, dove Corsi e Sardi giocarono la loro parte. Per preservare la propria egemonia sul Tirreno, gli Etruschi si allearono ai Fenici e, nel 540 a.C., ingaggiarono contro i Focei una delle più grandi battaglie navali dell’antichità. 


Carta del Mediterraneo occidentale, con le aree di influenza della cultura etrusca, greca e cartaginese. Crediti Elaborazione: Jean Castela, Grafica: Alessandro Bartoletti (ARA edizioni)

180 navi (pentecontère) si affrontarono nel tratto di mare antistante la città di Alalìa. Fu uno scontro durissimo. Così lo racconta Erodoto parlando della “battaglia del Mar Sardo”:

«I Focei allora, equipaggiate anch’essi le loro navi che erano in numero di 60, andarono loro incontro nel mare detto di Sardegna. Scontratisi in battaglia navale, i Focei ottennero una vittoria cadmea, poiché quaranta loro navi furono distrutte, e le rimanenti venti erano inservibili, con i rostri spezzati».

L’esito fu incerto (di qui la definizione di vittoria cadmea), le perdite ingenti da entrambe le parti: si sa che i prigionieri greci finirono lapidati e che nel 535 a.C. i Focei abbandonarono Alalìa, diretti verso Reggio, risalirono le coste campane e fondarono Velia, a sud di Paestum. Per una cinquantina di anni, il Tirreno tornò ad essere un “lago etrusco”, gli scambi con i Corsi sempre più attivi, i legami culturali sempre più saldi, come testimoniano i numerosi reperti in mostra a Vetulonia. 


Sopra: Particolare della decorazione del dinos di Exekias, raffigurante una dalle navi che decorano l’imboccatura del vaso. Le navi da guerra raffigurate sono probabilmente pentecontere, ovvero dotate di una schiera di 50 rematori, la prua a testa di cinghiale e la copertura protettiva per gli arcieri. Sotto: Il frammento reca la firma in alfabeto attico di Exekias (Exekìas m’epòiese: mi fece Exekias), celebre ceramista e ceramografo ateniese dell’epoca. È l’unico esemplare, dei 10 esistenti al mondo da lui prodotti, con firma autografa incisa e non dipinta. Fotografie di Paolo Nannini.

Gli oggetti esposti ci parlano di queste vicende storiche e del dialogo interculturale tra questi popoli e di un progetto scientifico che ha unito per l’occasione nei prestiti il Museo di Aleria, l’Antiquarium Arborense di Oristano e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Sassari e Nuoro, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, per quanto concerne la Toscana, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, e il Nucleo Tutela del Patrimonio Archeologico della GdF di Roma, con una selezione di reperti sequestrati.
 
Simbolo della mostra e reperto di altissimo valore artistico, oltre che scientifico, è il prezioso dinos (vaso utilizzato in Grecia prevalentemente per mescolare l’acqua al vino) attico frammentato (foto sopra), in prestito dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma. Il fregio miniaturistico con le navi da guerra che solcano il mare incarna perfettamente il tema dell’esposizione. 


Kylix attica a figure rosse, coppa da vino in ceramica, attribuito all’officina del Pittore di Pentesilea (ceramografo attico, attivo tra il 460 e il 440 a. C.). Dalla tomba 98 della necropoli di Casabianda ad Aleria. Diametro max 23, 8 cm; diametro piede 8, 8 cm; altezza piede 5, 5 cm; larghezza max 30, 7 Musée d’Archéologie d’Aléria. Fotografia di di Paolo Nannini.
 
La mostra, che ha visto una fortunata collaborazione tra enti ed esperti di diversi paesi, dopo Vetulonia, sarà nel 2020 ad Aleria e nel 2021 a Cartagine.
Per info: tel. 0564948058,  www.museoisidorofalchi.it e www.museidimaremma.it

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