Il cambiamento climatico ostacola la pace in Afghanistan



E così sono fuggiti – per salvare Fariba, per cercare un’altra terra e sopravvivere alla prossima siccità, e fuggire dagli attacchi aerei in Afghanistan capeggiati dagli Stati Uniti, che hanno colpito i combattenti talebani nei villaggi vicini durante la notte. Dopo tre giorni e tre notti per strada, hanno trovato rifugio in un esteso campo profughi ridotto all’osso nella periferia della terza più grande città dell’Afghanistan, Herat.

Nei 18 anni trascorsi da quando gli Stati Uniti hanno lanciato l’operazione Enduring Freedom e hanno invaso l’Afghanistan, la lotta al terrorismo ha dominato la conversazione globale in merito al paese sud asiatico, condizionando i miliardi di dollari spesi in guerra e sforzi di ricostruzione in un incessante conflitto che ha spezzato centinaia di migliaia di vite. Nel frattempo è in fermento un conflitto forse anche più grande.

L’Afghanistan è uno dei paesi più vulnerabili al mondo in riferimento al cambiamento climatico, e uno dei meno equipaggiati a fronteggiare quello che accadrà. Gli esperti dicono che la siccità, le inondazioni, le valanghe, le frane, le condizioni meteorologiche estreme, lo spostamento delle masse, e i matrimoni infantili – tutte cose che già affliggono l’Afghanistan – sono destinate a peggiorare.

É stata data relativamente poca attenzione al cambiamento climatico in Afghanistan, dove la maggioranza degli afgani sono contadini che si mantengono con l’agricoltura, e dove il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente stima che l’80% del conflitto riguardi la terra, l’acqua e le risorse. E, dicono gli studiosi, l’assistenza per aiutare gli afgani a gestire gli effetti della siccità e i disagi del cambiamento climatico è spesso a breve termine o non prende in considerazione i bisogni effettivi degli afgani sul territorio.

La siccità afgana estrema del 2018 è terminata, per ora. Ma Fatemeh è una dei 13,5 milioni di afgani che restano in una forte condizione di insicurezza alimentare. Un terzo degli afgani è migrato o è stato dislocato dal 2012, stando ai dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Ma le proiezioni prospettano il quadro di un Afghanistan ancora più caldo e con sempre meno risorse.

Le temperature potrebbero salire di circa tre gradi entro il 2100, stando al Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e all’Agenzia nazionale per la protezione ambientale dell’Afghanistan, a meno che non vengano prese misure per limitare le emissioni dei gas serra. Mentre i livelli di precipitazione dell’Afghanistan sono destinati a rimanere relativamente stabili entro la fine del 21° secolo, le temperature più calde porterebbero un’evaporazione maggiore, mettendo a rischio le risorse idriche eco-sostenibili. 

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