Haiti sull’orlo della guerra civile



Gli Stati Uniti e il Canada avvertono i propri cittadini: “Non andate a Haiti”. L’avvertimento arriva mentre la tensione sull’isola caraibica resta alta, con le violente proteste contro il presidente Jovenel Moise che continuano per il nono giorno consecutivo. I manifestanti, che chiedono l’uscita di Moise, hanno bloccato le strade paralizzando i trasporti nella capitale. Gli scontri fra i manifestanti e la polizia hanno già causato diversi morti. La capitale Port-au-Prince è stata il teatro di pesantissime violenze, nel secondo anniversario della salita al potere del presidente. Altri sono rimasti feriti, ma gli ospedali, dove scarseggiano medicinali e attrezzature, restano deserti, abbandonati perché i pazienti, terrorizzati, hanno preferito nascondersi nelle loro case, piuttosto che restare bersaglio in un luogo pubblico. Lo scenario è quello di una guerra civile. I manifestanti sono fuori controllo: hanno preso di mira le pompe di benzina, le stazioni di gas e la centrale idrica, l’acqua comincia a scarseggiare. E’ emergenza. 

Altre proteste sono attese nei prossimi giorni. Almeno 100 turisti canadesi sono riusciti a lasciare Haiti a bordo di un aereo durante un breve momento di tregua dagli scontri, ma molti espatriati e lavoratori sono in trappola. Il primo ministro Jean-Henry Ceant ha rivolto un appello televisivo alla nazione invitando alla calma e promettendo di battersi contro la corruzione, che per molti è la radice dei problemi del paese. Quanto gli haitiani accettteranno di dialogare col governo, determinerà la portata delle manifestazioni e delle proteste dei prossimi giorni. Per molti malati potrebbe significare il ritorno negli ospidali, nei quali continueranno però a mancare medicinali e apparecchiature. 



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