Foto Cacciatori di Bibbie – 1 di 10



Il caldo non dà tregua tra le alture brulle del Deserto della Giudea, non lontano dalle rive del Mar Morto.
Per fortuna l’aria è molto più fresca all’interno della grotta in cui Randall Price scruta la fenditura in cui ieri ha scoperto una pentola di bronzo risalente a 2.000 anni fa. 

«La grotta è stata depredata dai beduini circa 40 anni fa», spiega Price, archeologo e ricercatore della Liberty University, in Virginia. 
«Ma grazie al cielo non hanno scavato in profondità e speriamo di trovare qualcosa di prezioso».
Chiunque abbia sentito parlare delle grotte che si trovano vicino all’antico insediamento ebraico di Qumran sa a che cosa si riferisce Price. 
Nel 1947 alcuni pastori beduini esplorarono una caverna della zona e fecero una delle più importanti scoperte archeologiche del Novecento: sette rotoli di pergamena coperti di antichi caratteri ebraici, i primi tra i famosi manoscritti del Mar Morto. 
Dopo quel primo rinvenimento furono portati alla luce centinaia di altri rotoli. Datati dal III secolo a.C. in poi, sono i testi biblici più antichi mai ritrovati. 

Le grotte di Qumran si trovano nella zona della Cisgiordania occupata da Israele e secondo molti il lavoro di Price viola la legge internazionale. 
Ma ciò non ha fermato né l’archeologo americano né il direttore degli scavi, l’israeliano Oren Gutfeld, della Hebrew University of Jerusalem, i quali insistono con le loro ricerche che in realtà derivano da una missione precedente e altrettanto controversa. 

Nel 1993, dopo aver firmato gli accordi di Oslo – in virtù dei quali i territori contesi sarebbero gradualmente tornati sotto il controllo palestinese – le autorità israeliane avviarono la cosiddetta Operation Scroll per ispezionare con urgenza i siti archeologici che il paese era sul punto di perdere. 

La ricerca non portò alla scoperta di altri rotoli. In quell’occasione, tuttavia, furono individuate decine di grotte forse ignorate dai cercatori di tesori beduini. Quella catalogata come grotta 53 catturò l’attenzione di Price nel 2010 e più tardi di Gutfeld. 
«Abbiamo trovato una grande quantità di reperti di terracotta di epoche diverse: primo periodo islamico, Secondo Tempio, epoca ellenistica», afferma. «Abbiamo fondate speranze che lì si possa trovare qualcos’altro». 

Due anni fa, durante la prima ispezione della grotta 53, gli archeologi scoprirono un piccolo rotolo di pergamena privo di iscrizioni e diverse giare per la conservazione. Stando a quegli indizi promettenti, nella caverna potevano esserci altri manoscritti. 
Oggi, dopo quasi tre settimane di scavi, i reperti trovati sono disposti su un tavolo pieghevole fuori dalla grotta. 

Tra questi, punte di freccia del Neolitico, una lama di ossidiana dell’Anatolia e la pentola di bronzo. 
Ma nessun rotolo. Così si continua a scavare.  (continua>>)

Nella foto: Impegnato nella ricerca di altri rotoli del Mar Morto, l’archeologo israeliano Oren Gutfeld scruta una grotta dove ha trovato minuscoli frammenti di un’antica pergamena. «Erano vuoti», racconta, «ma i prossimi potrebbero non esserlo». 

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