È stato ricostruito il viso di un uomo vissuto 9500 anni fa



Separare – virtualmente – l’argilla dalle ossa

Dopo la scoperta di Kenyon, i sette crani di Gerico sono stati disseminati in vari musei del mondo per essere sottoposti a diversi studi; quello del British Museum arrivò a Londra nel 1954. Ma i primi tentativi di ricavarne informazioni si rivelarono infruttuosi. Nel corso dei millenni diversi dettagli sono andati perduti e il classico esame ai raggi X non consentiva di distinguere tra ossa e argilla, che hanno densità simili. C’era solo “una massa informe bianca sulla lastra”, spiega Alexandra Fletcher,  curatrice per l’Antico Vicino Oriente, che ha coordinato il progetto di ricostruzione facciale per conto del British Museum.

Solo nel 2009, quando il cranio fu sottoposto a una microtomografia, i ricercatori hanno finalmente potuto visualizzare i resti umani nascosti sotto lo strato di argilla. L’analisi ha rivelato un cranio adulto, probabilmente maschio, dal quale era stata tolta la mandibola. Il setto nasale era rotto e mancavano i molari posteriori. Sul retro del cranio era stato inciso un foro per poterlo riempire di terra; le scansioni hanno persino evidenziato le impronte digitali di chi si era occupato di sigillare il foro con argilla fine.

Un nuovo volto per il più antico ritratto del museo

A partire dalle informazioni ottenute dalla microtomografia, nel 2016 il British Museum ha creato un modello digitale in 3D del cranio e ha potuto scoprire anche qualcosa in più sull’uomo del Neolitico del reperto. Se le scansioni facevano pensare solo a una rottura del naso, il modello 3D ha dimostrato tutta la gravità del danno.

Il team di Fletcher ha così deciso di andare avanti e di realizzare un modello fisico del cranio usando una stampante 3D. Poi il team si è avvalso delle conoscenze di RN-DS Partnership, un’azienda esperta di ricostruzione facciale forense.

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