Dipendenza da videogiochi: come uscire dal tunnel



Lo psichiatra del centro Mario Santos sottolinea che “se investi tanto tempo in un’attività, sei ancora più spronato a investire altro tempo. Così se hai giocato per 40 ore, vuoi continuare, nonostante gli effetti negativi”. Un altro fattore di dipendenza è quello che si chiama “loot box” (bottino), con cui i giocatori possono vincere o comprare ricompense virtuali come armi, tesori o vestiti per i loro avatar.

Questo meccanismo ha sollevato una grande attenzione negativa per via delle similitudini con il gioco d’azzardo. Bowden-Jones e colleghi vorrebbero che le loot boxes venissero regolamentate dalla Commissione sul gioco d’azzardo del Regno Unito, in modo da porre questi giochi fuori dalla portata dei bambini. “Non penso che le loot boxes possano sopravvivere a lungo senza una rigorosa regolamentazione”, aggiunge. Il governo belga ha vietato le loot boxes nel 2018.

Le conseguenze psicologiche

Le conseguenze psicologiche della dipendenza al gioco sono simili a quelle di altre dipendenze. Bowden-Jones spiega come una porzione centrale del cervello interessata da questo processo sia la corteccia prefrontale ventromediale nel lobo frontale. “Significa che i giocatori hanno una capacità decisionale alterata, una risposta alle ricompense alterata, e livelli molto alti di impulsività”, spiega.

Come per la dipendenza da droghe, i videogiochi rilasciano dopamina nel cervello. “La dopamina crea dipendenza, ne serve sempre di più per raggiungere una soglia di base che soddisfi” spiega Lockwood. E tutto questo può tradursi in problemi psicologici come ansia, depressione, ADHD, bassa autostima e fobia sociale. Ma come sottolinea Bowden-Jones, alcuni di questi sintomi possono anche essere pre-esistenti, rendendo alcuni giocatori più vulnerabili alla dipendenza. 

“Le nostre osservazioni suggeriscono che alcuni pazienti siano persone che a livello interpersonale sono lontane dall’avere vite perfette. Magari sono vittime di bullismo a scuola o hanno relazioni complesse, e dunque il loro unico modo di relazionarsi con gli altri è online. Ma in altri casi magari i pazienti sono persone estremamente capaci, i primi della classe, i migliori delle loro squadre sportive e individui estremamente competitivi. Questo gruppo di persone solitamente trasferisce la propria competitività nei giochi online e poi inizia a ridurre i propri risultati nella vita reale per via del cambio di obiettivo”.

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