Coronavirus: nelle favelas brasiliane un’associazione di donne fornisce 6.000 pasti gratuiti al giorno



Maria José de Jesus Silva, 26enne madre di due bambini e incinta di sei mesi della sua terza figlia, è preoccupata per gli spazi ristretti della sua famiglia e per la scarsa possibilità di lavarsi le mani. I suoi figli, il marito, la zia e un cugino condividono la sua casa di tre stanze a Paraisópolis.

“Cerchiamo di non avvicinarci troppo ai vicini di casa, stiamo a distanza dagli amici, ma non c’è modo di poter stare a distanza tra noi”, dice. “E se uno di noi si ammala? Dove potremmo andare?”

Difficoltà e scarsità nelle favelas

Anche l’accesso a un’assistenza sanitaria adeguata, a un impiego stabile e all’acqua potabile sono scarsi a Paraisópolis. Nel tentativo di supportare le cliniche pubbliche e i reparti di pronto soccorso già sovraffollati della città, l’associazione dei residenti locali ha organizzato degli ospedali da campo nelle scuole vuote: qui vengono tenute in isolamento le persone che presentano sintomi lievi. Siccome i veicoli di emergenza del sistema sanitario cittadino ci mettono ore per arrivare nella favela, ammesso che ci entrino, il gruppo ha usato dei fondi di donazioni per affittare tre ambulanze per servire la comunità.

Il marito di Silva, Fernando Edson Fernandes, aveva appena finito il servizio di leva nell’esercito brasiliano e stava cercando un lavoro, quando è stata annunciata la pandemia. Suo cugino, Raine Santos da Silva, è stato lasciato a casa dal lavoro di telemarketing che svolgeva in una clinica medica poco prima del lockdown. L’ultimo pagamento che Fernandes riceverà dall’esercito, che arriverà a Maggio, sarà la sola entrata della famiglia. Stanno tutti cercando lavoro.

Per ora si stringono intorno al tavolo della piccola cucina piastrellata, condividendo caffè con pane e burro per colazione. Silva cerca di tenere occupate le sue due figlie, Erlane di sei anni e Edilaine di otto, che sono a casa da scuola, facendogli fare esercizi di matematica e lingua portoghese. Altre volte le bambine giocano con le loro bambole preferite: due sorridenti ballerine di pezza con il tutù rosa.

Quando Silva ha sentito le prime voci sul coronavirus, a Gennaio, guardando il telegiornale, si è preoccupata sentendo che il virus avrebbe potuto raggiungere il Brasile: ha comprato del disinfettante per le mani da dare alle sue figlie perché lo portassero a scuola.

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