Coronavirus: le comunità indigene dell’Amazzonia sono in pericolo



Il caso del giovane Yanomami colpito dal virus ha toccato un nervo scoperto dei capi delle tribù e degli attivisti. Circa 22.000 Yanomami vivono in comunità remote nella giungla delle colline a cavallo del confine con il Venezuela. Molti dei loro villaggi hanno un contatto con l’esterno minimo o assente, ma la loro ampia riserva è stata illegalmente assediata da migliaia di cercatori d’oro, che rappresentano una grave minaccia per le tribù. I capi Yanomami hanno chiesto per settimane ai funzionari di espellere i minatori. Il giovane veniva da una comunità che vive lungo il fiume, ora affollata di accampamenti di minatori.

“Dovreste fare il vostro lavoro per evitare che l’epidemia penetri nei nostri villaggi, attraverso le strade aperte dagli invasori non indigeni” ammoniva la Hutukara Yanomami Association in una lettera aperta ai funzionari addetti alle questioni degli indigeni e della salute federale, il 19 marzo. Gli attivisti sono particolarmente preoccupati per il destino dell’insediamento di Moxihatetema, le cui diverse decine di abitanti hanno sempre evitato il più possibile il contatto con gli “esterni”, anche con le altre comunità Yanomami.

I prospettori hanno trovato l’oro qualche anno fa a soli 30 km dal villaggio, e anche prima della minaccia del COVID-19, i capi Yanomami temevano che la comunità potesse essere annientata dal contagio introdotto dai minatori. Le immagini dal satellite rivelano che l’epidemia di coronavirus pare non aver diminuito le operazioni di estrazione mineraria nel territorio Yanomami, ma Dias afferma che il suo dipartimento aprirà a breve altre due postazioni per controllare l’afflusso dei minatori.

Anche se così fosse, il governo del Presidente Jair Bolsonaro sta spingendo per legalizzare l’estrazione mineraria all’interno delle terre indigene in Amazzonia.

“L’unico piano di emergenza”

Gli esperti dicono che, ora più che mai, tenere le comunità indigene separate dall’esterno sia il modo migliore per salvaguardarle. “Personalmente credo che l’unico piano di emergenza per garantire la sopravvivenza di questi gruppi sia l’espulsione degli invasori da queste aree, e la protezione di tutti i territori in cui ci sono indicazioni della presenza di isolados,” afferma Douglas Rodrigues, esperto in assistenza sanitaria agli indigeni dell’Universidade Federal de São Paulo.

Rodrigues ha lavorato nelle comunità native dell’Amazzonia negli ultimi 40 anni. “È un dovere del governo brasiliano” ha detto. Rodrigues commenta che contenere il contagio in un villaggio indigeno tradizionale, con alloggi comuni, è praticamente impossibile. “Famiglie molto numerose vivono insieme nello stesso alloggio, e c’è una diffusa condivisione di oggetti e cibo” continua. In assenza di provvedimenti decisi del governo, alcune tribù si stanno organizzando per difendersi dal dilagare della pandemia.

Lungo il fiume Xingu in Amazzonia centrale, i Kayapó hanno raggiunto un accordo con i minatori, che cesseranno le operazioni di estrazione e lasceranno il territorio. Lungo il fiume Tapajós nello Stato di Pará, i Munduruku hanno affisso dei cartelli che riportano il divieto di ingresso ai visitatori non autorizzati. Le pattuglie di vigilanza hanno raddoppiato gli sforzi per proteggere il territorio indigeno dei Raposa do Sol in Roraima, mentre i membri delle pattuglie praticano il distanziamento sociale.

LE CREATURE DELL’AMAZZONIA

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