Coronavirus, la vita in quarantena a Wuhan



Ma Zhang ha la sensazione che la situazione stia peggiorando al Jinyingtan Hospital di Wuhan, che è stato designato come centro di trattamento dei pazienti in condizioni più critiche.

“Il tasso di mortalità sembra aumentare. Tre pazienti sono morti nei miei reparti, solo oggi,” racconta Zhang al National Geographic domenica sera. La sua voce è stanca, calma, con un senso palpabile di tristezza e impotenza. “Mi chiedo se questo sia un segno che il virus sta diventando più letale.” Zhang continua a perdere colleghi a causa della malattia: alcuni si sono infettati, altri sono sfiniti dal troppo lavoro. Li Wenliang, il medico che lanciò l’allarme sull’epidemia, è morto, come riportato dal Washington Post.

In uno studio pubblicato su The Lancet, Zhang e i suoi colleghi mostrano che 99 casi gravi confermati ricoverati nel suo ospedale tra l’1 e il 20 gennaio hanno avuto un tasso di mortalità dell’11 percento. In tutta la nazione le vittime tra i casi gravi sono intorno al 15 %.

Lo studio identifica una serie di fattori che possono aiutare a prevedere i casi più gravi, inclusi tabagismo, infezione batterica, pressione alta, diabete ed età avanzata. “L’identificazione precoce di tali fattori e il trattamento precoce sono fondamentali per impedire che i pazienti sviluppino i sintomi più gravi” dice Zhang.

Altri esperti dubitano che questa cupa prospettiva sconfini oltre la zona critica dell’epicentro dell’epidemia. Il numero complessivo di decessi è intorno a 560, circa il 2 % dei casi confermati, spalmato a livello globale.

“Il tasso di mortalità reale probabilmente è molto più basso”, dice Linfa Wang, direttore del programma per le malattie infettive emergenti alla Duke-NUS Medical School di Singapore. Questo perché i casi confermati rappresentano solo una parte dei casi totali, considerando che molte persone con sintomi lievi probabilmente non si recano all’ospedale, e la capacità diagnostica è limitata, aggiunge.

Gli aiuti tramite Internet

La morte era una prospettiva che Wang sentiva molto vicina, da solo nel suo appartamento a Wuhan. Il pensiero di non poter vedere crescere i suoi bambini era insopportabile. Chiamò nuovamente il 120. Ancora occupato.

Dopo aver provato più volte, sempre senza successo, Wang fu preso dal panico e fece quello che farebbe chiunque, in questa era digitale: andò sui social.

Cominciò a inviare messaggi sulla popolare app di chat cinese WeChat, ai suoi amici, ai colleghi e agli studenti. In decine risposero. Si offrirono di chiamare il numero di emergenza per lui. Un amico di un collega al Tianyou Hospital di Wuhan si offrì di riservargli un letto.

“Paura, ansia e ignoranza della malattia aggiungono un carico molto pesante per le popolazioni nelle aree “bloccate”, dice Liu Hao, medico al Ciming Health Checkup Group di Wuhan. “Internet in questo caso può essere molto di aiuto”.

Liu, nativa di Wuhan, ha messo insieme un centinaio di volontari da tutto il Paese, compresi oltre trenta medici, per offrire assistenza online alle persone più svantaggiate. Il gruppo fornisce consulenza medica e psicologica, oltre a dare consigli su come evitare l’infezione, mangiare bene e mantenersi sani durante la quarantena.

Non sapendo quando sarà revocato il blocco “continueremo ad offrire il nostro servizio, a tutti quelli che ne hanno bisogno” dice Liu. “È importante che le persone sentano che c’è chi si occupa di loro. Hanno bisogno di sapere che c’è qualcuno che può aiutarli, in caso di necessità – anche se gli ospedali non possono occuparsene nell’immediato”.

Ore dopo l’invio dell’ SOS su WeChat, un’ambulanza arriva all’appartamento di Wang. Due sanitari con mascherina e tuta protettive lo accompagnano al Tianyou hospital. Nonostante la febbre alta, i raggi X non hanno evidenziato segni di malattia respiratoria grave.

“Almeno non sto morendo,” ricorda di aver pensato. Non è stato possibile fargli il test del coronavirus perché le scarse quantità di reagenti clinici vengono tenute per i pazienti che mostrano chiari sintomi di polmonite. Wang è stato ricoverato per tenerlo in osservazione, condivide la stanza con altri due pazienti maschi più grandi. I letti sono separati tra loro da una tenda.

“Non ci siamo mai parlati. Era come se ci fosse una sorta di diffidenza reciproca. Probabilmente ognuno di noi si chiedeva se gli altri avessero il virus,” dice Wang. Ma la sua storia è tra quelle a lieto fine. Dopo il blocco di Wuhan, gli abitanti si sono riversati negli ospedali della città. Le immagini delle caotiche fever clinics (“reparti per la febbre”) inondavano le televisioni statali, mentre tante persone venivano rispedite indietro con la richiesta di mettersi in quarantena a casa.

Per la mancanza di spazio e di istruzioni corrette sulla quarantena, molti soggetti hanno contagiato i familiari. E quelli che sono morti a casa non sono contemplati nelle statistiche ufficiali. I più critici dicono che c’è bisogno urgente di mettere correttamente in quarantena i casi sospetti. “Se non riusciamo in questo, ci saranno sempre più “fonti di infezione a piede libero” e più infezioni incrociate,” dice Lei Reipeng, Vicepreside della Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Scienze e Tecnologie di Huazhong, a Wuhan.

Lei e il suo team a Huanzhong hanno esercitato pressioni sul governo provinciale promuovendo la quarantena di chiunque presenti sintomi ma non possa essere immediatamente trattato dagli ospedali designati per il trattamento dell’epidemia. “Non possiamo lasciarli andare in giro e potenzialmente infettare gli altri” dice Lei. “La maggior parte degli hotel di Wuhan sono vuoti. C’è posto anche in molti ospedali di medicina generale. Perché non possiamo usare questi spazi per contenere le fonti di infezione?”

Fortunatamente il senso di impotenza che pervade molte delle persone “trattenute” a Wuhan potrebbe dissolversi presto. All’inizio di questa settimana il governo provinciale ha annunciato che l’identificazione e la messa in quarantena dei casi sospetti sarà una priorità delle prossime settimane, come riporta il Hubei Daily.

E per far fronte a questa emergenza sanitaria senza precedenti, il governo ha subito fatto costruire due nuovi ospedali improvvisati per Wuhan. La televisione di Stato ha mostrato decine di scavatori multicolore al lavoro nei cantieri di costruzione. Oltre 6.300 operai hanno lavorato a turni, 24 ore al giorno, per accelerare il più possibile i tempi di costruzione.

Il primo ospedale – chiamato Huoshenshan, la “montagna del dio del fuoco” – è stato completato in 10 giorni e ha aperto martedì. Il Leishenshan Hospital, la “montagna del dio del tuono”, aprirà entro la fine di questa settimana. Complessivamente le due strutture ospiteranno 3.400 medici militari e 2.600 letti.

Nel frattempo 24 ospedali generali della città stanno ricevendo le attrezzature necessarie per ricoverare i pazienti affetti da malattie respiratorie infettive. Questo processo creerà un totale di 13.000 nuovi posti letto entro la fine della settimana, ha affermato Sun Fenghua, membro del progetto, alla televisione statale. 

“Decideremo se attrezzare altri ospedali in base a come evolve l’epidemia,” dice. Pochi giorni fa però il governo cinese ha requisito di emergenza alcuni ospedali privati perchè il crescente numero di pazienti contagiati “minaccia di sopraffare le strutture del governo locale” secondo quanto scrive il Financial Times.

La via della guarigione

Dopo alcuni giorni di trattamento al Tianyou Hospital di Wuhan, compresa l’assunzione di un paio di farmaci antivirali, Wang ha iniziato a sentirsi molto meglio. La febbre è scesa. Riusciva di nuovo a respirare. Il nodo che sentiva nel petto si era sciolto e l’ospedale lo ha dimesso. Mentre lui prosegue sulla via della guarigione, la Cina vacilla ancora.

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