Coronavirus: gli stadi e i centri sportivi convertiti per affrontare la pandemia



Africa

Come il Sudamerica, anche l’Africa deve ancora ricevere l’ondata del coronavirus in tutta la sua potenza. La Dott.ssa Amanda McClelland, esperta di salute pubblica dell’organizzazione non profit Resolve to Save Lives, dice che questo è dovuto, in parte, all’esperienza fatta con il virus Ebola. “Abbiamo visto davvero una grande innovazione nella risposta dell’Africa, grazie a questa esperienza”, dice McClelland. Ad esempio, quando le autorità del Ghana hanno appreso del coronavirus, hanno ordinato la quarantena a 750 viaggiatori da oltreoceano, al loro arrivo.

Oltre 100 sono stati confermati positivi al COVID-19. Il gruppo di McClelland è impegnato nella costruzione di strutture sanitarie d’emergenza e nell’aiuto ai governi africani per epidemie come questa da 16 anni. “Organizzare centri di cura per il COVID nelle strutture sportive è l’ultima spiaggia”, dice. “Molti Paesi africani hanno già delle unità di cura per l’Ebola”. Gli stadi e i campi da gioco invece vengono usati per quelli che sono a più alto rischio, come ad esempio il Caledonian Stadium in Sudafrica.

La famiglia di Lucky Manna lanciò l’Arcadia Shepherds Football Club, la prima squadra di calcio professionista del Sudafrica, nel 1903. “Siamo stati la prima squadra a opporci al governo e mettere in campo giocatori di colore”, dice Manna, proprietario e manager della squadra. Quando è iniziata la pandemia la squadra era in trattative con i funzionari locali per trasformare il Caledonian Stadium, nella capitale di Pretoria, “in uno stadio di calcio di prima classe”.

Invece è stato convertito in un rifugio per senzatetto, durante il lockdown nazionale. Ci sono accampate oltre 2.000 persone, dice Manna, con scarsi livelli di igiene e poca disponibilità di acqua corrente. “Questo ha creato un altro problema”, dice. Non c’era abbastanza cibo, e le tende non erano idonee per la pioggia. Molte persone si sono ammassate negli stand.

Manna dice che qualcuno ha rubato i pali delle porte per costruire dei ripari, “e la struttura è stata devastata”. I funzionari governativi, che non rispondono a ESPN, alla fine hanno spostato molti dei rifugiati. 500 circa hanno trovato posto nel Pretoria West Rugby Stadium. “Ogni tre giorni circa, portavo del cibo agli sbandati che erano rimasti”, dice Manna. “Ce ne sono ancora 11 più o meno che risiedono illegalmente nella clubhouse, ma non si può fare nulla” – Tisha Thompson

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