Coronavirus: come affrontano la pandemia le studentesse sopravvissute a Boko Haram



A fine marzo, all’AUN sono stati dati tre giorni per chiudere e far evacuare tutti gli studenti e la facoltà. Molti degli studenti dell’AUN che sono stati mandati a casa possono fare le lezioni e gli esami finali online – ma le studentesse di Chibok vivono in villaggi remoti con connessioni insufficienti. Sono state mandate a casa con compiti e tesine da fare per poter stare al passo con il programma, ha detto il presidente dell’AUN Dawn Dekle.

Quando in Nigeria riprenderà la vita normale, il Release Day verrà nuovamente festeggiato. “Il nostro obiettivo principale è stato fare i bagagli, organizzare i trasporti per mandare a casa le ragazze, e il resto del nostro corpo alunni”, spiega Dekle. “Sono stati tre giorni davvero intensi ma siamo riusciti a fare tutto”.

E dal 22 aprile la Nigeria ha riportato quasi 800 casi confermati di coronavirus e 25 morti legate al virus. Nessuno di questi è avvenuto a nord-est dove si trova l’AUN. Ma i casi sono in costante aumento e la sanità del paese è ben poco attrezzata per test e trattamenti su larga scala. L’economia è in bilico poichè con il lockdown, l’80% dei nigeriani che lavora nel settore informale è spinto in uno stato di povertà sempre più profondo.

“Se il virus dovesse raggiungere il nord-est ci sarebbero numerose sfide da affrontare”, dice Gillian Walker, responsabile delle emergenze dell’UNICEF nello stato del Borno, epicentro di una insurrezione decennale. Tra queste sfide Walker cita la presenza dei militanti di Boko Haram, i cui attacchi sono diventati sempre più sfacciati mentre il paese si concentra sul COVID-19. Verso fine marzo, circa 50 soldati sono stati uccisi in un’imboscata di Boko Haram nello stato di Yobe – non lontano da dove vivono ore le studentesse di Chibok.

Con le forze militari ridotte al minimo per gestire il lockdown, Boko Haram sembra riesca a sfruttare questo stato d’incertezza. In un video recente il leader del gruppo terroristico ha dichiarato che il virus è la punizione di Dio per i peccatori. Ad aprile sono stati effettuati numerosi attacchi lungo le strade che gli operatori sanitari e umanitari percorrono per trasportare forniture salvavita e terapie. I pericoli posti dai militanti armati renderanno “difficile gli spostamenti dal campo verso strutture selezionate di terapia”, dice Walker.

Più di 2.5 milioni di persone internamente dislocate si trovano nella Nigeria nord-orientale, molte delle quali vivono in campi pesantemente congestionati. Lì il distanziamento sociale è particolarmente difficile, se non impossibile. Per le sopravvissute al sequestro ancora note come le ragazze di Chibok, questa pandemia è solo un altro ostacolo che le tiene lontane dalla scuola.

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