Come siamo diventati umani | National Geographic



8. Mangiamo la carne (e la cuciniamo). La materia grigia richiede fino a 20 volte più energia del tessuto muscolare. Secondo alcuni ricercatori, infatti, i nostri antenati non sarebbero mai riusciti a evolversi, se avessero seguito una dieta vegetariana; il loro cervello cominciò a crescere proprio grazie all’apporto di grassi e proteine derivato dal consumo di carne, tra i 2 e i 3 milioni di anni fa. Secondo l’antropologo Richard Wrangham, l’invenzione della cottura e la conseguente maggiore digeribilità dei cibi, ha permesso all’essere umano, l’unico animale a conoscere questa tecnica, di ridurre i tempi di masticazione e di non dover più sminuzzare la carne: tutta energia risparmiata e a disposizione dell’attività cerebrale. E così, alla fine, i cervelli sono cresciuti a tal punto da decidere, in coscienza, di diventare vegani.

9. Mangiamo i carboidrati (e li cuciniamo). Tuttavia è più probabile che sia grazie ai carboidrati che abbiamo il cervello più grande, come afferma un articolo pubblicato di recente. Inventata la cottura, i tuberi e altre piante ricche di amido sono diventati una preziosa fonte di cibo per il cervello dei nostri antenati, molto più disponibile e facile da reperire della carne. Grazie a un enzima che si trova nella nostra saliva, l’amilasi, siamo in grado di scindere i carboidrati e di ottenere il glucosio che serve al cervello. Il genetista dell’evoluzione Mark G. Thomas dell’University College London ha riscontrato che il nostro DNA contiene diverse copie del gene dell’amilasi, il che porta a pensare che sia proprio questo enzima, assieme ai tuberi, il responsabile della rapida crescita del cervello umano.

10. Camminiamo eretti. Quindi, il punto di svolta dell’evoluzione dei nostri antenati è stato scendere dagli alberi e cominciare a camminare in posizione eretta? Secondo i sostenitori dell’ipotesi “della savana”, i nostri antenati ebbero la necessità di adattarsi al cambiamento climatico. Circa 3 milioni di anni fa, l’Africa cominciò a desertificarsi; le foreste erano sempre più piccole e la savana divenne il paesaggio predominante. I primati che riuscivano a stare in piedi e a vedere oltre l’erba alta furono favoriti dall’evoluzione, perché riuscivano a vedere i predatori e a spostarsi in maniera più efficiente in uno spazio completamente aperto, in cui acqua e cibo potevano trovarsi anche a grandi distanze l’uno dall’altra. Uno dei problemi relativi a quest’ipotesi è dato dalla scoperta dell’Ardipithecus ramidus, nel 2009. Questo ominide viveva nell’odierna Etiopia già 4 milioni e 400 mila anni fa, quando la zona era paludosa e ricoperta di alberi… eppure “Ardi” camminava in posizione eretta.

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