Antico Egitto: come funzionavano le “agenzie funebri”?



Dopo aver rimosso 42 tonnellate di materiale, gli archeologi hanno raggiunto il fondo del cunicolo lungo ben 12 metri e hanno trovato una camera spaziosa, dal soffitto alto. Anche questa era invasa da sabbia e blocchi di pietra che era necessario rimuovere. Tra le macerie c’erano centinaia di frammenti di vasellame, ciascuno dei quali doveva essere attentamente documentato e conservato. Il minuzioso lavoro di scavo è durato mesi.

Quando alla fine la camera è stata svuotata, il team è rimasto sorpreso nello scoprire che non si trattava di una tomba. Nella camera erano presenti un’area sollevata, simile a un tavolo, e canali poco profondi scavati nella roccia lungo la base di una parete. In un angolo, un recipiente delle dimensioni di un fusto era pieno di carbone, cenere e sabbia scura. Un tunnel più vecchio, appartenente a un’intricata rete di passaggi scavati nelle rocce al di sotto di Saqqara, permetteva il passaggio di aria fresca.

Gli indizi suggerirono a Hussein che quella camera fosse un laboratorio di mummificazione, dotato di un bruciatore di incenso di notevoli dimensioni, di canali di drenaggio per lo scolo del sangue e di un sistema di ventilazione naturale.

“Per effettuare un’eviscerazione qui sotto serve un flusso di aria che permetta di liberarsi degli insetti”, dice Hussein. “Per lavorare sui cadaveri c’è bisogno di un ricambio d’aria continuo”. Durante lo scorso anno, gli esperti di terracotta sono stati in grado di ricongiungere i frammenti di ceramica, ricostruendo centinaia di piccole ciotole e vasetti, ciascuno dotato di un’iscrizione.

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