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Attenzione agli additivi!

additivi2Esistono tre grandi categorie di additivi: quelli che aiutano la conservazione del prodotto alimentare (conservanti e antiossidanti); quelli che ne esaltano le caratteristiche sensoriali (coloranti, emulsionanti, esaltatori di sapidità ecc.); e, infine, quelli usati durante la lavorazione, come gli agenti antischiuma impiegati nella cottura dei prosciutti o i gas di imballaggio utilizzati per sigillare le confezioni. Additivo, in generale, è tutto ciò che, come dice la parola stessa, “si aggiunge” a un alimento e che, pur non essendovi normalmente presente, ne diventa una componente, venendo quindi assimilato dall'organismo. Insomma, anche le vitamine aggiunte a un prodotto che solitamente non ne conterrebbe sono additivi.

In Europa è l'EFSA (l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), in armonia con altre organizzazioni internazionali, tra cui la FAO e l'OMS, a dettare le regole per quanto riguarda gli additivi consentiti e i loro quantitativi massimi. Tutti gli additivi che troviamo nei cibi sono dunque autorizzati, contrassegnati da un numero preceduto dalla lettera E che li identifica, e segnalati obbligatoriamente sulle confezioni. La quantità deve essere al di sotto del limite imposto dall'EFSA, calcolato sulla base della dose giornaliera massima consentita per la singola persona (soglia che tiene conto anche della frequenza con cui ogni additivo si può trovare negli alimenti). Sembrerebbe dunque che i consumatori siano ampiamente tutelati. Questo vuol dire che, se leggendo un'etichetta, incontriamo una sigla che inizia per E, non dobbiamo preoccuparci più di tanto? Non è così semplice. Le liste degli additivi consentiti e i limiti secondo i quali usarli vengono spesso rivisti nel corso degli anni: alcune soglie sono abbassate ulteriormente quando certe sostanze finiscono per rivelarsi tossiche per il nostro organismo (è solo del 2007 il ritiro dal mercato di prodotti contenenti il colorante E128 Rosso 2G, considerato cancerogeno). Gli studi sugli additivi proseguono... nell'incertezza, non sarebbe meglio fare a meno di queste sostanze? È quello che abbiamo chiesto al dottor Luca Speciani, medico e alimentarista, e al professor Primo Mastrantoni, Segretario Generale di ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori).

I buoni e i cattivi
A una valutazione inesperta, potrebbe sembrare che un conservante, impiegato per evitare il deterioramento di un alimento, sia tutto sommato una cosa buona, mentre un colorante, usato per migliorarne l'aspetto estetico, sia solo un inganno visivo e quindi da evitare. È davvero così? “I conservanti vengono impiegati per impedire la degradazione dell'alimento, ma possono esercitare la medesima azione sull'organismo che li assimila, alterando la flora batterica intestinale o generando squilibri interni”, avverte il dottor Speciani. “Hanno una loro tossicità intrinseca, in quanto antibiotici, antifungini, batteriostatici, e possono danneggiarci. I nitriti degli affettati, per esempio, generano nitrosammine cancerogene. Diverso il discorso per gli antiossidanti (vitamine C ed E) che invece proteggono l'alimento dall'ossidazione e una volta ingeriti continuano la loro opera protettiva anche nel nostro organismo. I coloranti sono oggi per lo più innocui (non così in passato). Invece, l'esaltazione delle caratteristiche sensoriali con dolcificanti, glutammato, sale e coloranti, può farci credere che un prodotto abbia caratteristiche diverse da quelle reali. Rischiamo cioè di mangiare frutta acerba, succhi di frutta fatti di acqua e zucchero, preparati carnei privi di carne, in poche parole cibi spazzatura che tuttavia appaiono o profumano come se fossero di qualità. La legge lo consente, ma la nostra intelligenza dovrebbe indurci a evitarli”.

additivi3Coloranti, sono necessari?
Se i coloranti, assunti entro le dosi consentite, sono innocui (o perlomeno dovrebbero esserlo), è anche vero che la loro presenza non ha alcun valore nutritivo, svolgendo più che altro una funzione di “marketing” che ci incentiva all'acquisto, ma con l'inganno. A spiegarcelo è Primo Mastrantoni. “I coloranti sono del tutto inutili per il consumatore, servono solo all'industria per vendere di più. Pochi sanno, per esempio, che nel mangime delle galline viene spesso aggiunta cantaxantina (E161g), un colorante che rende più vivace il colore arancione del tuorlo d'uovo. Questo avviene perché nella nostra immaginazione il tuorlo deve essere di un bel colore forte, in quanto una volta, quando le galline venivano allevate con granturco, era realmente così. Oggi che il granturco non si usa quasi più perché troppo costoso, per evitare che le uova abbiano un colore più sbiadito, non gradito ai consumatori, gli allevatori adottano il trucchetto!”. Il problema è che non viene segnalato sulle confezioni e quindi  lo introduciamo senza saperlo. L'unico modo per evitarlo è acquistare uova biologiche o confezioni in cui sia riportata la scritta “allevate con granturco”. Ma non è finita qui, perché la cantaxantina viene usata anche per colorare i salmoni allevati, come ci spiega Mastrantoni. “Non potendo nutrirsi di crostacei, come accade per i salmoni selvatici, quelli allevati si presenterebbero ai nostri occhi con una carne più chiara. La cantaxantina aggiunta al loro mangime li colora di un bell'arancione. Questo colorante è consentito, ma pensate che solo nel 2003 la soglia ammessa nei mangimi dei salmoni è stata abbassata da 80 mg/kg a 25 mg/kg perché si è scoperto che, se assunto in quantità eccessive, poteva dare problemi alla retina”. Vale la pena rischiare per una questione puramente estetica?

Proteggiamo i più piccoli
Un uso frequente di alimenti in cui è presente un certo additivo può generare ipersensibilità da accumulo. Sono note reazioni ai solfiti, ai benzoati, alla tartrazina, ai salicilati. “Qualunque alimento o additivo consumato in eccesso rispetto al nostro fabbisogno (che per certi additivi è vicino allo zero) può provocare una risposta infiammatoria di base in grado di generare o di aggravare diverse patologie”, ci spiega il dottor Speciani. “Ciò vale per le emicranie, le gastriti, l'artrite reumatoide, l'asma e le riniti. Il consiglio, quindi, è di allontanare dalla nostra tavola il cibo che, a causa dei troppi additivi, si è trasformato in cibo spazzatura”. A farne le spese, del resto, sono spesso i più piccoli. “Alcuni coloranti di bibite, chewing-gum, caramelle, sono stati in un recente passato accusati di provocare o favorire l'insorgere di patologie come la sindrome da iperattività nei bambini. Questi lavori scientifici sono stati però contestati dai produttori e al momento è difficile districarsi fra dati certi. Figuriamoci poi se l'accusa, come in questo caso, è verso una delle tante nuove patologie inventate dall'industria farmaceutica per piazzare sul mercato ulteriori farmaci! A mio parere, comunque, uno dei primi responsabili dei su e giù di umore del bambino a scuola è l'eccesso di zuccheri semplici della colazione, che provocano forti sbalzi insulinici e di umore nel corso della mattinata. È su questi che deve concentrarsi la nostra attenzione, più che sui coloranti, che comunque andrebbero eliminati. Spaccare il capello in quattro per capire se faccia più danno lo zucchero caramellato o il colorante caramello non mi pare di grande utilità. Tutto ciò che non esisteva nel paleolitico deve essere guardato con sospetto”, conclude il dottor Speciani. Impariamo a consumare solo cibi naturali e privi di additivi, dunque, e a difenderci dagli inganni dell'industria alimentare. Dopotutto, come ci ricorda l'ADUC, dovremmo essere noi consumatori a stabilire le regole del mercato, e non i produttori. Perché un'alimentazione più sana e naturale è un diritto di tutti.

Acido citrico e vitamine
L'acido citrico è una sostanza naturalmente presente in molti frutti, così come nel nostro organismo. È un acidificante privo di tossicità e la sua presenza non crea alcun problema. Anche le vitamine A, C ed E, usate come antiossidanti nell'industria alimentare, sono innocue.

I solfiti
L'anidride solforosa viene aggiunta nei vini bianchi per chiarificarli e togliere loro la naturale torbidità. Poi viene rimossa, ma una piccola parte resta e può scatenare reazioni allergiche. I solfiti vengono spesso usati per evitare la crescita di funghi sulla superficie della frutta in cassetta destinata a essere disidratata o come conservante della frutta secca.

Il glutammato
Il glutammato è un aminoacido naturale: se consumato in eccesso può generare una sindrome tossica chiamata “sindrome da ristorante cinese”, ben descritta in letteratura, con cefalea, stanchezza, problemi neurologici. Eppure ne vengono messe grandi quantità nelle salse di soia, nei preparati carnei, nei dadi da brodo. Prudenza vorrebbe che ci abituassimo a farne a meno.

Nitriti e nitrati
I nitriti e i nitrati presenti come conservanti nei salumi (molto diffusi anche perché in grado di rendere più rossa una carne esangue) e come residuo di concimazioni chimiche spinte in molte verdure (spinaci, lattuga, coste), andrebbero quanto più possibile evitati. I nitriti si trasformano nel nostro organismo in nitrosammine (che come è noto possono favorire l'insorgere di tumori) mentre i nitrati hanno un leggero effetto rallentante sulla funzione tiroidea. Li si evita consumando frutta e verdura biologica e scegliendo i salumi che vietano il loro uso nel protocollo di produzione.

additivi1Impariamo a riconoscerli
- Da E100 a E199: coloranti.
- Da E200 a E299: conservanti.
- Da E300 a E399: antiossidanti e regolatori di acidità.
- Da E400 a E499: addensanti, emulsionanti, gelificanti e stabilizzanti.
- Da E600 a E699: esaltatori di sapidità, tra cui il glutammato monosodico (E620).
- Da E900 a E999: edulcoranti di sintesi, tra cui l'aspartame (E951).

 

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