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Siamo tutti un po' egoisti?

egoista

Chi è l'egoista? A questa domanda generalmente rispondiamo dicendo “una persona che pensa solo a se stessa”. Spesso però dietro questa risposta possiamo leggere un'altra verità che nasconde un nostro bisogno inconscio: che gli altri si comportino come noi vorremmo. Infatti, molto frequentemente, le nostre azioni verso gli altri non sono “libere” o spontanee, ma bensì fatte al solo scopo di assicurarci un tornaconto, e quando ciò non avviene, ecco che subito etichettiamo quella persona come “egoista”, senza vedere come sia altrettanto egoistico il nostro esigere dagli altri determinati comportamenti. Insomma, quando diciamo che una persona è egoista, molto spesso stiamo egoisticamente pretendendo determinate risposte che fanno capo ad un impellente bisogno di controllo che la persona, etichettata come egoista, distrugge comportandosi diversamente da come volevamo.

 

Chi è il vero egoista?

 

L'egoismo in realtà riguarda anche i cosiddetti “buoni”, le persone cioè in apparenza più miti ed altruiste, coloro che, spesso tra rinunce e gesti spirituali, dicono a se stesse di essere diventate diverse da tutte le altre, migliori. Questo tipo di egoismo, che Carlo Carretto, religioso ed eremita, non esita a definire il più pericoloso, si nutre del desiderio di gloria, di sentirsi in un certo senso “speciali”: si porge la mano solo per mostrare agli altri la propria bontà. E qui emerge una delle caratteristiche più importanti dell'egoismo: il non riuscire ad instaurare relazioni che non portino ad un qualsivoglia tornaconto.

 

A tal proposito Kant ci dice che l'egoista è colui che “restringe tutti i fini a se stesso e non vede altro utile al di fuori di ciò che giova a lui”. L'egoista vero e proprio dunque è una persona che restringe la propria visuale, restringe il proprio rapporto con il mondo e con gli altri.

 

Ed è in questa restrizione, che da un lato lo difende dal carattere transitorio del mondo e delle emozioni, che si cela la sua sofferenza, in quanto rinunciando al rapporto con gli altri, rinuncia anche ad assaporare quel barlume di identità che solo l'incontro con l'altro può strutturare.

 

La solitudine dell'IO

 

Quando – come nell'egoismo- il mondo viene sostituito con il proprio IO, l'IO perde la linfa in cui abbeverarsi, rischiando di diventare così sterile da non accorgersi più neanche di quelle sfumature e di quei sottili lineamenti impressi nei volti delle persone al proprio fianco. E lì si cela il dramma dell'egoista: la solitudine, che non è più una scelta, non è più un momento in cui ci si stacca dal mondo per meglio comprenderlo, ma bensì una conseguenza del proprio girar esclusivamente su se stessi. Come disse Edgar Allan Poe, la grande sventura che può accadere ad un egoista è il non poter esser solo.

 

Pertanto l'egoismo, seppur a livelli diversi, riguarda tutti, anche chi, per non perdere il sonno, urla a gran voce di esserne immune. Il problema, semmai, non è nell'egoismo in sé, ma nella nostra mancanza di consapevolezza, in quanto, nell'ombra, esso agisce a nostra insaputa. Portarlo alla luce significa dunque far diventare l'egoismo la base da cui partire per un puro e disinteressato altruismo, perché, come dice J.S.Mill, la propria felicità include sempre la tendenza alla felicità altrui.

 

Cosa fare per accorgersi se e quanto siamo egoisti?

 

- pensiamo ad una persona di nostra conoscenza che secondo noi è egoista; poi cerchiamo di capire se pretendiamo da essa determinati comportamenti e, in caso affermativo, analizziamoli e prendiamo atto che anche questo nostro pretendere è esso stesso egoistico;

 

- chiediamoci se nei riguardi di questa persona abbiamo mai fatto favori, gesti, etc, solo per assicurarci uno tornaconto;

 

- chiediamoci se dietro ai nostri gesti altruistici non si cela il bisogno di essere approvati, di sentirci in un certo senso speciali ed indispensabili.

 

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