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Sul narcisismo

narcisistaLo sappiamo: Narciso si specchia nel lago, vede il suo Doppio, la sua immagine riflessa che non riconosce e si innamora di sé, con la tragica impossibilità di raggiungersi.

Narciso non si innamora di sé perché si piace, ma perché non si riconosce: non sa chi è, ecco perché può confondersi con la propria immagine.

Il narcisista si ama cosi tanto da non vedere nessun altro oltre sé perché ama in modo così assoluto la propria immagine da non accorgersi che è proprio questa la sua vera tragedia. Un amore assoluto infatti, che non conosce l'ambivalenza, che non conosce l'odio come sua inevitabile altra faccia, è un Amore a metà. Le emozioni prendono avvio sempre e solo come coppie di opposti, ed è questo che al Narciso manca. E così l'odio viene trasferito fuori di sé, negli altri che, diventando minacciosi, fanno chiudere ancora di più il Narciso in se stesso; e lì la tragedia prende il suo volto: infatti, chiusi in sé, senza rapporto col mondo, l'identità non può strutturarsi e il Narciso rimane senza volto.

Oggi però potremmo dire che la tragedia del Narciso non sta più nel privarsi del mondo, ma bensì nel frequentarlo e nel conoscerlo solo in base ai modelli che esso diffonde, modelli in cui il positivo ha cancellato totalmente l'inevitabile negativo e dove sono gli altri a dirci, di volta in volta, chi siamo diventati. Incapace di sentire in sé che l'amore e l'odio, come la felicità e la tristezza, non sono mai separati il Narciso di oggi non può far altro che cedere a quei tragici, perché univoci, modelli di bellezza e di benessere che il nostro mondo produce: l'Illusione di una Bellezza raggiunta con i bisturi e con la somiglianza a modelli, il Sesso raggiunto con il viagra e misurando il tempo di prestazione, la Felicità raggiunta solo con i corsi di auto-stima e frequentando mental coach.

Il punto dunque non è amare se stessi né odiare se stessi ma bensì sentire in sé l'ambivalenza di amore- odio non disgiunti. Perché forse la tragedia del Narciso non va tanto cercata nell'incapacità di amarsi e quindi amare quanto nel non riuscire a sopportare l'ambivalenza che ogni emozione porta con sé...

 

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