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Sull'avarizia e su come uscirne fuori

avarizia

Perché diciamo che donare è meglio che ricevere? Donare significa offrire qualcosa non solo all'altro, ma anche a noi stessi. Consolida i legami, crea una sorta di dipendenza, rafforza la nostra autostima e la fiducia in noi e negli altri. La logica del dono va ben oltre il mero valore economico e lo scambio finalizzato al guadagno. L'avaro è il tipico esempio di persona incapace di donare, poiché il suo unico scopo è l'accumulo di beni o denaro fini a se stessi. Il padre della psicanalisi riconduce l'avarizia alla fase anale del bambino e di ritenzione delle feci: dal piacere di “trattenersi” si passa, in età adulta, al piacere di trattenere i beni materiali.

Tutto comincia dall'infanzia: sono i genitori a insegnare al bambino a donare quando, per primi, accettano i doni del figlio. Ciò gli consente di sentirsi competente e valorizzato. Se questo non accade, il piccolo svilupperà un senso di inutilità, unito alla convinzione di non avere nulla di importante e significativo da dare. Si sentirà inadeguato e non riuscirà a rendersi conto dell'appagamento proprio e altrui che il gesto del dono provoca. L'avaro ignora la qualità di quanto accumulato: il suo piacere deriva solo dall'accumulo in sé, che non ha alcuna meta né alcun senso, e diventa un filtro attraverso il quale guardare la realtà e il mondo.

L'avaro strutturerà quindi la sua identità nell'avere, e ogni cosa che non si può avere o comprare perde di importanza: da lì la difficoltà alle relazioni, all'amore, etc. C'è, infatti, anche un'avarizia di sentimenti, legata a doppio filo a quella materiale. Essere avari di coccole, di carezze, di effusioni, può tutelare se stessi dalla paura di soffrire, ma frena qualsiasi opportunità di crescita e di sviluppo. Investire in un sentimento che nasce o in un rapporto di coppia significa dover sapere rinunciare a spazi, tempi e priorità personali che nella vita da single sono canalizzati sull'ego. Ecco uno dei punti nodali di questo tipo di avarizia, propria di persone per lo più egocentriche o che, consapevoli di dover mostrare anche i loro lati più fragili, preferiscono chiudere in un bunker granitico ogni velleità relazionale.

Quella in cui cadono gli avari, in definitiva, è un'illusione di sicurezza. Attraverso l'accumulo, infatti, trovano protezione e riparo dal lato transitorio e insicuro dell'esistenza, che non accettano. Tra l'avaro e il mondo vi è la barriera dei suoi averi, che gli danno quella sicurezza che le relazioni e la vita non garantiscono: non accettando il carattere effimero dell'esistenza, si ritira dal mondo che non offre stabilità, rifugiandosi nei suoi averi, che sono la sua unica sicurezza.

Purtroppo, per accumulare si finisce per rinunciare a sé, e alla propria piena realizzazione come individuo. Ecco perché Marx affermava “quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai”, ed è questo il prezzo che gli avari pagano: se stessi, in cambio di un effimero accumulo di oggetti materiali.

Per aiutare un amico, un parente o un partner troppo “tirchio” potete cercare di fargli notare con gentilezza il suo difetto e offrirgli aiuto, ma evitate le prese in giro e le condanne: l'avaro è spesso in realtà una persona insicura e che ha ricevuto poco affetto; le stigmatizzazioni non farebbero che farlo chiudere ancora di più.

Come smettere di essere un Paperon de' Paperoni

- Se siete cresciuti in un clima di avarizia, provate a cambiare abitudini e comportamenti e scoprite se questo vi fa sentire meglio e vi fa sperimentare la gioia di donare.

- Imparate a donare, deve diventare una questione d'abitudine. Se spendere o dare vi mette ansia, provate inizialmente a stabilire un budget per la generosità.

- Siate consapevoli di come l'avarizia vi condiziona: rendetevi conto di quando mentite per non spendere (fingete di non avere soldi con voi per non pagare, per esempio) e delle conseguenze che le vostre azioni comportano.

- Osservate come chi ha meno di voi sia spesso più felice e possa godere meglio della vita.

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