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Autoerotismo… senza vergogna

autoerotismoWoody Allen recitava: “Non denigrate la masturbazione. È fare sesso con qualcuno che stimate veramente!”. Godere di fantasie sessuali in modo solitario, espletandole con l'atto della masturbazione, è un gesto d'amore nei propri confronti, e può essere un elemento eccitante da condividere anche con il proprio partner.

Partiamo dal nome

È importante precisare che esistono tre termini spesso usati impropriamente come sinonimi, ovvero masturbazione, onanismo e autoerotismo. Si parla di autoerotismo quando ci si riferisce a qualunque forma di soddisfazione sessuale ottenuta dal soggetto su se stesso, di onanismo quando si vogliono indicare quelle pratiche (anche solo mentali) che conducono all'orgasmo, di masturbazione quando si vuole sottolineare la presenza dello stimolo fisico per il soddisfacimento (non sempre strettamente autoerotico, come ad esempio nella masturbazione reciproca e in quella di gruppo).

Una pratica naturale

Esistono ancora grosse resistenze e tabù legati all'atto della masturbazione, spesso vissuto come qualcosa di cui vergognarsi e da non rivelare. Il significato stesso del termine masturbazione, in realtà, è rivelatore di tutta una serie di proiezioni, pensieri e paure. Deriva, infatti, dal latino manus (mano) e turbare (“turbare, sconvolgere”). Eppure la masturbazione è una pratica molto diffusa e precoce: bambini e bambine molto piccoli possono attuare tutta una serie di sfregamenti, toccamenti, pratiche varie, tendenti a stimolare le zone genitali fino a trarne piacere. Essa inizia come un'attività spontanea nella prima infanzia, quando ancora il bambino non è giunto a un'immagine unitaria del proprio corpo, e l'eccitamento viene in lui soddisfatto localmente. Basti pensare che ricerche sullo sviluppo infantile hanno evidenziato la presenza di segnali di eccitamento, come rossore in viso, dilatazione delle pupille e piccole erezioni, nel caso dei maschietti, già nei primi mesi di vita durante l'atto della suzione. Sul piano psicologico, dunque, la masturbazione rappresenta una tappa necessaria nell'evoluzione sessuale dell'individuo, da non colpevolizzare assolutamente, soprattutto durante le fasi dello sviluppo.

L'autoerotismo è diffuso da sempre tra gli individui sia di sesso maschile che femminile, basti pensare che già i dati del famoso rapporto Kinsey negli anni '50 mettevano in evidenza che il 94% dei maschi ed il 58% delle femmine avevano sperimentato la masturbazione e con questa raggiunto l'orgasmo. Dalle ultime ricerche, si evidenzia che il 95% degli uomini ammette di masturbarsi. Tra le donne, solo l'89% afferma di praticare l'autoerotismo. Nelle coppie sposate, la percentuale scende per entrambi i sessi al 70%.

L'autoerotismo e la masturbazione sono ingredienti indispensabili per la salute sessuale (e non solo) di ciascun individuo, a tutte le età. A questo proposito, mi piace ricordare una frase celebre di Thomas Szasz: “La masturbazione: la primaria attività sessuale del genere umano. Nel Diciannovesimo secolo era una malattia; nel Ventesimo è una cura”.

Quando manca

L'assenza di autoerotismo denota spesso un'energia sessuale repressa e non riconosciuta alla quale non si dà libero sfogo, con conseguenze negative a livello emotivo e psicofisico, quali disturbi dell'umore, insonnia, malattie psicosomatiche e problemi relazionali.

Quando è patologica

La masturbazione ha risvolti patologici soltanto quando è compulsiva, quando la sua pratica, cioè, è sollecitata da una spinta irrefrenabile e continua: anche più volte al giorno, per un lungo periodo di tempo, con conseguente compromissione della vita sociale. In questi casi, è utile provare a esercitare un autocontrollo, cercando anche di focalizzarsi su nuovi interessi e stimoli sostitutivi.

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