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Sulla Psicoterapia e sulla Consulenza Filosofica

psicoterapia e consulenza filosoficaIl 1879 è un anno importante per la psicologia, perché da quel momento diventa scienza staccandosi completamente dalla filosofia ed iniziando ad utilizzare gli strumenti e soprattutto il linguaggio scientifico. Questo approccio però venne presto criticato, in quanto la psicologia non ha un reale “oggetto” da studiare davanti a sé, come hanno tutte le altre scienze, ma bensì un “soggetto”. Per questo si pensò che non si potesse studiare in maniera scientifica la “psiche”, ma solo il comportamento direttamente osservabile, togliendo dal vocabolario ogni riferimento alla parola “mente” o “Anima”. Poco dopo nasce la psicoanalisi e con essa la terapia delle sofferenze mentali attraverso il colloquio, la parola.

Se tuttavia è stato ed è tutt'ora problematico per la psicologia porsi come scienza, lo è altrettanto l'uso di alcuni termini come quello di Psicoterapia.

Terapia è una parola che fa riferimento ad una tecnica che, indipendentemente da chi la applica, raggiunge il suo scopo. Questo però è adatto ad un approccio medico/scientifico, ma non alla psicologia che per sua natura non può prescindere dal soggetto che applica la tecnica, poiché è proprio lui che “fa” psicologia. Ciò inoltre crea l'opinione che sia la tecnica a “guarire” in qualche modo i nostri malesseri, ma non è così: quello che aiuta i nostri stati d'animo è la relazione, è la possibilità di dar voce a certe emozioni rimaste incastonate in qualche angolo perduto della nostra anima. Il parlare è umano, non scientifico. La tecnica, senza empatia con la psicologo, è inconsistente e l'empatia non si può imparare in nessuna università.

Se dunque la psicologia si trova nell'impossibilità di studiare scientificamente la “Psiche” come può parlare di una terapia della psiche? Ecco perché è molto ambiguo e fuorviante l'utilizzo del termine “Psicoterapia”.

Sul parlare umano si basa invece la Consulenza Filosofica, che si pone come alternativa alla Psicoterapia, a cui non interessa porsi come scienza e per questo può liberarsi da tutta quella terminologia scientifica a cui invece la psicologia deve sottostare.

La Consulenza Filosofica è ben consapevole del fatto che i nostri malesseri sono storici, cioè cambiano e mutano in base al contesto storico in cui essi si manifestano e quindi cambiano e mutano in base al linguaggio usato per descriverli. Ecco perché essa può parlare dei nostri disagi non come ansia, panico, paura, ma come perdita della propria strada, come smarrimento del senso della propria vita che, ad un certo momento, può adombrare l'esistenza di ognuno.

La psicologia, accorpandosi sempre di più alle scienze e alla medicina, ha finito per dimenticare il linguaggio umano su cui essa si fonda. E così, ciò che la psicologia ha rimosso è stato preso dalla Consulenza Filosofica che sembra non aver mai dimenticato ciò che disse uno dei padri della psicoanalisi, Carl Gustav Jung, ovvero che la psicologia deve abolirsi come scienza, perché solo abolendosi come scienza raggiunge il suo scopo scientifico.

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