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Sull’invidia

invidiaL'invidia è un sentimento di rabbia verso chi possiede qualcosa che il soggetto invidioso non possiede, e che quindi desidera. La persona invidiosa è incapace di gioire delle gioie altrui, perché la felicità degli altri le dimostra che il “fato”, il “destino” il “caso” non è uguale per tutti: l'invidioso infatti “pretende che quell'uguaglianza che l'uomo riconosce, venga poi anche riconosciuta dalla natura e dal caso. E per ciò si adira che agli uguali le cose non vadano in modo uguale” come splendidamente ci dice Nietzsche.

Questo sentimento è così comune nell'uomo da essere “utilizzato” anche a livello sociale: l'invidia infatti aumenta il desiderio di avere sempre qualcosa in più degli altri, e ciò incentiva lo sviluppo del mercato e degli acquisti.

Come fa l'invidioso a placare questo sentimento divorante? O distruggendo l'oggetto desiderato, o denigrandone il possessore, così che non possa più usufruirne. Da ciò possiamo comprendere come per l'invidioso distruggere l'oggetto desiderato significa illudersi di poter distruggere, insieme a quell'oggetto, anche il proprio desiderio di averlo. L'invidioso infatti non accetta di avere desideri, per la paura della loro mancata realizzazione, cosa che però porta inevitabilmente a una sconfitta, in quanto il desiderio è il principio che spinge l'uomo all'azione, e senza azione l'uomo non potrebbe neanche strutturare la propria identità.

Per ovviare a ciò l'invidioso adotta sistemi mirati a denigrare la gioia altrui, che però innescano un effetto boomerang, dove più si distrugge la felicità altrui, più ci si allontana dalla propria  felicità, in quanto non la si riconosce più.

La gioia dell'altro, infatti, non è vista come un emozione che anche l'invidioso può provare, ma come una felicità che gli è stata sottratta. E in tutto questo, quel che si dimentica è che ciò che in fondo si desidera non è tanto una qualità che possiede un'altra persona, o un determinato oggetto, quanto un altro Io, un altro modo di essere, che quella qualità o quell'oggetto offrono. Perché, in fondo, non desideriamo nessuna altra cosa se non l'essere nuovi. E forse è proprio questa possibilità di essere “nuovi”, che si cela dietro agli altri e alle cose del mondo, che l'invidioso teme più di ogni altra cosa.

 

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