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Sulla gola e i suoi peccati

peccati di golaIl gusto è, insieme all'olfatto, dei cinque sensi il più primitivo. Esso infatti attiva le aree più antiche del cervello, quelle su cui i nostri ragionamenti e i nostri buoni propositi, come ad esempio quelli di rispettare una dieta o di non mangiare troppi dolci, hanno scarsissima influenza. Ecco perché è così difficile regolarsi nell'assunzione di cibo. Dentro avvertiamo questa ambivalenza: da un lato ragioniamo e facciamo progetti, dall'altro sentiamo esigenze che sembrano proprio ostacolare quei progetti stessi.

Abitiamo un mondo centrato sulla corteccia cerebrale e sui ragionamenti, a discapito di quel "cervello antico" che ci fa provare emozioni e fantasie. Accantonando però la nostra parte irrazionale, essa non può che esprimersi irrompendo in quelle situazioni che necessitano di controllo e disciplina, come il trattenersi dal mangiare determinati cibi, e questo spiana la strada al mangiare compulsivo. Spesso infrangere i nostri propositi, come mangiare i cibi che dovremmo invece eliminare, è l'unica occasione che ha la parte “irrazionale” di emergere, disturbando il progetto “razionale” di una dieta.

La tavola è il luogo in cui le emozioni convogliano: struttura rapporti, consolida amicizie, crea società. È qui che il nostro stomaco, chiuso o aperto, segnala i nostri stati d'animo, comunicando non con le parole, ma col rifiuto o l'accettazione del cibo. Oggi, però, purtroppo non ci ascoltiamo più!

Tra l'altro il cibo è diventato soprattutto bello e quando non lo è, ricorriamo alle più svariate tecniche per modificarne la natura e farlo diventare come vogliamo. Il cibo deve essere bello, come bello deve essere “chi” lo mangia. Tutto è esteriorità e relegando in un angolo l'interiorità, fatta di ascolto dei proprio bisogni e di emozioni, non può stupirci se la “gola” diventa solo un mangiare compulsivo che non potrà mai riempire il vuoto di emozioni. Cerchiamo di riempire il vuoto emotivo con il cibo, ma esso, non dando più emozioni, non arriva mai a riempirlo.

Cosa fare?

Fate spazio al vostro "irrazionale", magari restituendo al cibo la sua antica funzione di evocatore di immagini e ricordi: perché non rallentare i ritmi almeno durante l'atto del mangiare, per odorare e sentire il gusto, dando così tempo alle immagini e alle emozioni di essere evocate? Perché non riprendere in mano la "petite madeleine" di Proust come punto di partenza per iniziare un nuovo rapporto col cibo e con i ricordi a esso collegati? Ci vuole tempo, e tempo non c'è, mi direte. Ma l'idea del tempo che manca è proprio la conseguenza del tentativo di controllare la vita, pianificandola in tutti i suoi aspetti. E questo è proprio ciò che rafforza la nostra razionalità e che non permette al nostro mondo irrazionale di esprimersi, che è forse il senso ultimo che si nasconde dietro ogni nostro disagio.

Consigli pratici

 - Dedicate tempo a create una piacevole atmosfera durante il pasto: togliendo il contesto che dà al cibo carattere di condivisione e comunanza, non rimane che un ingurgitare compulsivo.

 - Prendetevi del tempo per mangiare, assaporare, gustare e masticate lentamente: non guardate l'orologio quando siete a tavola.

 - Tenete spenti cellulari, computer, tv: riscoprite il piacere della condivisione chiacchierando con chi siede con voi.

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